Editoriale

La Sampdoria è la sesta sorella

Pubblicato

su

La vittoria sulla Juventus proietta la Sampdoria sempre più in alto, allungando sulle inseguitrici, che stentano a tenere il passo, e avvicinando la Lazio, prossima avversaria a Marassi

Quando dopo il derby vinto sul Genoa ho visto Giampaolo far comparire sul proprio volto un ghigno al pensiero che dopo la sosta ci sarebbe stata la Juventus ho capito che voleva fare qualcosa di strepitoso. Voleva prepararla al meglio, voleva arrivare, col favore della sosta, a dimostrare che la sua rivincita se la prende sul campo, voleva vincerla. Se quindi da un lato Allegri ha sicuramente schierato una formazione col freno a mano tirato, che con le marcature ha sbagliato a più riprese, Giampaolo ha messo in campo una squadra che ha saputo arginare i bianconeri e poi colpirli nel momento peggiore. Una tattica fine, che ha completamente annullato un giocatore come Pjanic, fulcro del gioco juventino, trasformando Ramirez in uno schermo difensivo piuttosto che in un regista avanzato.

Tralasciando questo aspetto tattico, che già nelle pagelle post-gara ho avuto modo di analizzare, mi concentrerei sulla grinta che la Sampdoria ha messo in campo, a differenza della Juventus. La rete di Zapata arriva perché abbiamo trovato, nell’attaccante colombiano, un gigante che fisicamente è inamovibile e che anche quando viene chiuso e trova pochi spazi in campo, riesce a far valere la propria stazza. È riuscito soltanto due volte ad andare in velocità ed entrambe le volte ha fatto tremare la difesa bianconera, mettendo Szczęsny in condizione di sacrificare volto e coscia. Farlo marcare da Bernardeschi e Rugani non è stata la mossa migliore, ma è chiaro che Zapata abbia cercato, giustamente, il confronto con chi non poteva contrastarlo dal piano fisico. Ma la bontà della Sampdoria non nasce e finisce su Zapata, perché degli undici titolari nessuno ha sbagliato, se non gli esterni nel primo tempo: Strinic ha avuto non poche difficoltà con Cuadrado, ma è riuscito a riprendersi nel secondo tempo, così come Bereszynski, forse più in difficoltà del dovuto su Mandzukic. Nonostante ciò, però, facendo leva su due centrali mastodontici, ossia Silvestre e Ferrari, siamo riusciti a portare a casa una vittoria che era sì sperata, ma non facilissima.

Adesso che Giampaolo ha vestito i panni di recordman, con una media punti che è superiore a quella dello Scudetto e con Quagliarella che ha già segnato più di Vialli all’epoca, non resta che continuare a sognare. Nonostante una partita in meno i punti che dividono la Sampdoria dalle inseguitrici sono già sette, mentre i punti che la dividono dalla Lazio, che occupa il quinto posto, sono appena due, con lo scontro diretto ancora da giocare. Come ha saggiamente detto Giampaolo, la Sampdoria in queste poche settimane che la separano dalla fine dell’anno si gioca tutti i quattro mesi di lavoro precedenti: la Juventus è andata, al meglio delle possibilità, ora tocca alla Lazio, che sarà la prossima squadra ospitata a Marassi (col Bologna si gioca in trasferta). Quello sarà un altro grande ostacolo che ci permetterà di capire qual è il nostro futuro e qual è la nostra strada, prima di dover andare al San Paolo, la trasferta più difficile dell’anno, quella dove Giampaolo dovrà affrontare Sarri, per una sfida tra titani, che non a caso il calendario ha posto alla penultima giornata. Sarà una stagione indimenticabile, perché un po’ già lo è: tutto sta nel non perdere la bussola e continuare così.

Exit mobile version