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Mancini: «Che gioia vincere l’Europeo con Vialli. Sampdoria? Vi dico tutto»

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Roberto Mancini si racconta in una lunga intervista a Il Giornale: le parole dell’ex capitano della Sampdoria e ct della Nazionale

Roberto Mancini si racconta in una lunga intervista a Il Giornale: le parole dell’ex capitano della Sampdoria e ct della Nazionale.

19 MAGGIO NEL CUORE – «Forse al primo posto per i miei ricordi sportivi. Lo scudetto della Sampdoria era un fatto mai successo. E forse non succederà più: quella squadra aveva qualcosa di speciale. Era difficile anche a quel tempo. Anni prima aveva sorpreso solo il Verona. Abbiamo costruito qualcosa di straordinario. C’è voluto tempo. Spero che il calcio ci riesca nuovamente: l’Atalanta è qualcosa che piace. Servono sorprese: ogni tanto sarebbe bello succedesse».

EUROPEO CON VIALLI – «E questo è un sogno proprio di tutti. Speriamo. Non si sa mai che la vita ci regali un’altra gioia insieme».

SCUDETTO INTER – «Tempi diversi: 30 anni fa non si pensava ai multimiliardari, ad uno straniero padrone di club. C’erano grandi uomini d’azienda. Andava di moda il nostro calcio, un campionato con i migliori stranieri che volevano venire in Italia, stadi pieni, tutti ci ammiravano. Mi spiace non sia più così».

SAMPDORIA – «La più importante si chiamava Mantovani: solo lui poteva avere certe idee. Senza lui, sarebbe successo nulla. Poi ci sono stati i giocatori che hanno creduto nel proprio valore, eravamo ragazzi ad inizio carriera. Potevamo andare in squadre blasonate. Infine chi ci ha diretto: il dottor Borea come dirigente e Boskov come allenatore».

BOSKOV – «È arrivato e ci ha fatto credere di poter vincere lo scudetto. Voi siete una grande squadra: non era solo un modo di dire. Aveva allenato in diversi club, arrivava dal Real Madrid. Ecco, ci ha fatto credere in lui: ha dato qualcosa che ci mancava».

BATTUTA PERDOMO – «Una battuta per ridere, ma quella volta ha rischiato grosso. Mantovani era infuriato, non gli piacevano queste cose. È capitato anche con i giocatori: guai creare problemi».

MASSIME – «Rigore è quando arbitro fischia. Oppure: noi siamo noi e loro sono loro. Che, a pensarci, avevano tutte una logica».

MANCINI PRIMO ALLENATORE CON BOSKOV – «Ce lo faceva credere a tutti. Era un metodo: chiedeva da chi lo avremmo fatto marcare. Per capire il punto di vista. Poi faceva lui. Una volta dovevamo giocare contro il Milan, non nel ‘90-‘91. Chiese: da chi fareste marcare Gullit? Da Vierchowod, rispondemmo. E lui scelse Fusi».

MANTOVANI – «Era un visionario, 50 anni avanti rispetto a tutti. Ha ideato quel che nessuno avrebbe mai pensato. Ed ha capito prima degli altri cosa stava accadendo nel calcio. Era diverso: aveva classe, non parlava in continuazione. Appariva poco, ma quando apriva bocca le parole erano importanti. Se tanti avessero seguito la sua linea, sarebbe stato meglio».

GEMELLI DEL GOL – «Nel calcio si fa presto ad identificarsi con quello che segna gol e quello che fa le giocate, ma non potevamo essere solo noi due. Era un gruppo giovane, cresciuto insieme, ciascuno con i suoi pregi: Pari e Katanec correvano, Cerezo che pensava ed era il più esperto, c’era Pagliuca un super portiere, il gruppo dei difensori che non ti mollava, Vierchowod e Mannini, Luca Pellegrini, Lanna, Lombardo correva veloce. C’era Dossena. Vialli era il miglior attaccante italiano. Io davo qualità».

GOL PIU’ BELLO – «Quello al volo contro il Napoli, ma già sul 3-1. Forse il 2-0 col Milan in casa. Azione in velocità, anticipo Pazzagli: gol».

PISA – «Vialli rientrava da 7 settimane di assenza: si era rotto il metatarso. Io dribblai 3-4 giocatori, arrivai davanti al portiere e a quel punto gli diedi il pallone. Gli serviva: per un attaccante è importante ricominciare con un gol».

NAPOLI – «Quella di andata contro il Napoli: vincemmo 4-1, era il Napoli campione d’Italia. Fino al 40’ ci avevano messo sotto, segnato un gol (Incocciati ndr.): eravamo appiattiti. Poi, dal 44’ al 46’, segnammo due reti (Vialli e Mancini ndr.). Ci rimasero secchi. Nella ripresa Vialli realizzò un rigore, infine il mio gol. Da quel momento abbiamo pensato fosse l’anno giusto».

5 MAGGIO INTER – «Davvero 5 maggio? Non lo ricordavo. Per l’Inter una data “no”, non gliene va bene una: quest’anno lo evita. Pagliuca ci salvò la pelle come tante volte: parò un rigore a Matthaus».

LECCE ASSENTE– «Vero, mi è spiaciuto. Ma contava l’obbiettivo. C’ero lo stesso, ero con loro. Mi è mancata solo quella partita».

BELLEZZA SAMPDORIA – «Il calcio della voglia di vincere. Lo volevamo a ogni costo, per noi, per far parte della storia, per il presidente».

PATTO – «Certo, ce lo siamo detti. Qualcuno poteva andare via, aveva diverse proposte. Ma il patto era di arrivare insieme allo scudetto. Poi ci fu la finale di coppa Campioni e da quel momento tutti liberi».

TORNARE INDIETRO – «Darei qualunque cosa per tornare indietro di 30 anni. Vorrei che questa storia servisse ai giovani per capire che si può raggiungere l’impossibile anche se l’obiettivo è lontano. Mai mollare, prima o poi arriverà il momento. C’è stato amore per i tifosi, per il presidente, sentimenti che dovrebbero far parte della nostra vita. Se c’è qualcosa di bello e sai comportarti bene, vedrai che arriverai all’obiettivo».

LEGAME INDISSOLUBILE – «Siamo ancora legati, di tanto in tanto ci vediamo quasi tutti per una cena. L’amicizia che si è creata rimane speciale. È stato molto più del vincere uno scudetto. È stata la storia della vita di ragazzi che si sono divertiti. Anche se, ormai, qualcuno è un po’ più anziano…».

VITTORIA EUROPEO – «Noi speriamo. Siamo convinti di farcela, se tutto va per il verso giusto. Basta niente per deludere, ma sarebbe una storia da sogno. Fantastico! Dopo trent’anni ancora noi».

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