Mancini spinge Vialli: «Lo vedo bene come presidente della Samp»

vialli roberto mancini
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Il ct della nazionale Mancini ha raccontato il rapporto fraterno con Vialli: dai retroscena sulla Sampdoria al possibile ruolo di presidente

Il commissario tecnico della nazionale Roberto Mancini ha commentato ai microfoni della Gazzetta dello Sport il possibile approdo alla presidenza della Sampdoria da parte di Gianluca Vialli: «Lui ha una grande storia alle spalle, è una persona perbene, conosce tutto di questo mondo. Può fare qualsiasi cosa, quindi lo vedrei anche come presidente della Samp. Continuiamo a sentirci, non abbiamo mai smesso. Anche se non gli ho mai detto che per me lui è sempre stato un esempio. Io credevo di avere le qualità tecniche e che quindi non servisse sacrificarsi. Per le responsabilità che si prendeva, per l’impegno e per la serietà con cui faceva e fa le cose mi è stato di grande aiuto». Ora è alle prese con un tumore: «Non ne abbiamo mai parlato direttamente. Non avrei avuto la forza di chiederglielo, lui non ha toccato l’argomento e ho rispettato il suo silenzio. L’ho saputo da un suo amico. Quando ci sentiamo è solo per cazzeggiare, ma è sempre in cima ai miei pensieri. Si è ammalato un fratello, ma anche in questa storia Gianluca ha dimostrato la sua forza. Possiamo continuare a cazzeggiare».

Sono tanti gli aneddoti che i due gemelli del gol hanno condiviso ai tempi della Sampdoria: «Succedeva spesso di litigare, ma mai per motivi gravi. Una volta non ci siamo parlati una settimana. Ma era una cavolata, una cosa di campo per un pallone non chiamato. Per un po’ ci siamo chiamati per cognome, poi nella partita seguente gli ho tirato sulla testa e la palla è andata in porta. Quindi abbiamo fatto pace subito. La storia della terza maglia? In Coppa delle Coppe dovevamo affrontare il Grasshoppers, che aveva la maglia biancazzurra. Non potevamo indossare né la nostra azzurra né la bianca. Ai tempi ogni giovedì ci trovavamo da Emilio per giocare a carte. Lì nacque l’idea di disegnare la terza maglia rossa. Ovviamente in rosso eliminammo gli svizzeri».

Quando Vialli cambiò maglia fu un brutto colpo per Mancini: «Eravamo in un ristorante con altri giocatori. Gianluca ci disse che stava andando da Mantovani perché c’era la possibilità di passare alla Juve. Ci mettemmo a piangere tutti, anche lui. Speravamo che lui o il presidente ci ripensassero , ma poi andarono via 2-3 giocatori e cambiò tutto. Lì per certi versi terminò la mia giovinezza, perché arrivò gente con meno anni di me. Con la morte di Mantovani poi finì la nostra Sampdoria. È stato l’attaccante più forte con cui abbia mai giocato, grazie all’enorme lavoro che ha fatto era davvero completo. Aveva tecnica, era intelligente, fisico e anche furbo. Ci conoscevamo già per avere giocato nelle giovanili azzurre dove io, senza sapere che poi sarebbe arrivato davvero a Genova, gli dicevo di venire alla Sampdoria. Mantovani voleva creare una squadra che andasse contro l’establishment del nostro calcio, forte come le migliori».

Tra le delusioni maggiori c’è spazio indubbiamente per la sconfitta in finale di Coppa delle Coppe contro il Barcellona: «Il più grande è quello di non avere vinto il Mondiale nel ’90, lo avremmo meritato. Soltanto la finale di Coppa Campioni del ‘92 è paragonabile a quella delusione. Perché se l’Italia era la nazionale più forte di tutte, la Samp contro il Barcellona ebbe tante occasioni per vincere quel match maledetto. Sono i momenti sportivi più brutti che abbiamo vissuto insieme. Di belli ne ho tantissimi, anche perché quelli sono stati gli anni di una splendida giovinezza».