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Montella: «Eder e Soriano insostituibili. Voglio crescere»

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E’ tornato a parlare il tecnico della Sampdoria Vincenzo Montella, reduce dalla gloriosa impresa del Derby e da tre risultati utili consecutivi, di cui due vittorie. La sua mentalità si sta iniziando a percepire nell’atteggiamento in campo e anche nel gioco, che ora è molto più bello da vedere ed efficace per ottenere risultati. L’Aeroplanino si è concesso in una lunga intervista a La Repubblica, e quando gli viene chiesto se la sua piccola Sampdoria possa sognare, lui non ha dubbi: «Piccola, ma in forte crescita. Con un gruppo ricettivo e ampi margini di miglioramento. Nel modo che dico sempre alla squadra: volare alto. Credere in quello che si fa e che si vuole ottenere».

Fin dal primo giorno in cui si è incominciato a vociferare di un possibile ritorno di Montella a Genova, il tifo blucerchiato si è esaltato alla sola idea di poter riabbracciare uno dei campioni che hanno vestito la maglia più bella del mondo: «Mi volevano già bene prima, concesso un’enorme apertura di credito. Il Derby è stato sublimazione del rapporto: impresa emozionante, sofferta, meritata. Una gioia che ti porti dentro a lungo, ma devi saper gestire. Non puoi fermarti, bisogna continuare». E a proposito di andare avanti, domenica arriva la Juve al “Ferraris”: «È la favorita per lo scudetto, la più abituata a vincere. Ci vuole la gara perfetta, convinzione, sacrificio, grinta. Crederci sino in fondo. Non possiamo permetterci di giocare 70 minuti alla grande come con il Genoa, se molli un secondo, quelli ti fulminano».

Grande prova quella di Fantantonio durante la stracittadina, gara in cui ha servito due assist meravigliosi per mandare in porta Soriano. Il fantastista di Bari Vecchia è in ripresa e sembra poter recuperare lo smalto di quel 99 che aveva portato la Sampdoria in Champions League: «Se voglio undici Cassano in campo? Cassano è uno e a me va benissimo. Non ho meriti nei suoi confronti, lo ha detto lui, ha perso 10 chili. Grasso come prima, non lo farei giocare nemmeno io. Si è rimesso in gioco, vorrebbe tornare in Nazionale e per me è una manna. Il problema è di Conte, io dai suoi stimoli posso solo trarre vantaggi. Come uomo è maturato, da quando ci sono io, mai una “cassanata”. Ogni tanto deve essere se stesso. Quando va fuori giri, in campo sono dolori per gli avversari».

Altre due pedine fondamentali per questa squadra sono indubbiamente Eder e Soriano, che l’ex-viola vorrebbe tenere con sè: «Eder è insostituibile, 11 gol in 16 partite, fiuto della rete e lavoro sporco. Nessuno fa le due fasi come lui. Prenderlo sarebbe un affare, l’affare più grande lo facciamo noi se non lo vendiamo. Soriano ha imparato ad inserirsi e a segnare. Può crescere ancora molto. Vorrei tenermelo stretto. Il presidente Ferrero mi ha dato garanzie, usciremo rafforzati. A volte a gennaio si peggiora. Mi accontenterei di rimanere come siamo e non sbagliare uno o due acquisti».

Lavoro meticoloso per Montella e staff tecnico, che analizzano ogni dato in allenamento e passano gran parte del loro tempo al “Mugnaini”: «Un allenatore deve vivere per il calcio. Con il mio staff stiamo al campo tutto il giorno, mangiamo qui. Ci piace conoscere ogni dato. Poi vanno interpretati. È calcio, non atletica». Il lavoro è lavoro, ma la famiglia è lontana e la mancanza si sente: «Mi manca molto, distrazione necessaria. Avevo casa a Genova, l’ho subito riaperta, amo l’indipendenza. Ma vorrei con me mia moglie Rachele e i figli Maddalena ed Emanuele. Sono a Roma per scelta, a Firenze frequentavano la scuola francese, ora l’inglese, cambiare ancora li avrebbe confusi. Da settembre saranno qui: con la Samp ho altri 2 anni di contratto e voglia di crescere».

Al giorno d’oggi si tende ad “importare” talenti dall’estero piuttosto che far crescere in casa i propri giovani, e i vivai delle società non sono più così importanti come una volta: «E’ sbagliato. Ho cominciato con quello della Roma e in quei casi credo che l’allenatore debba essere prima di tutto un educatore. I genitori spesso sono un problema. C’è uno studio di un’università, che sostiene che più il genitore è disinteressato e più il giovane emerge. Avevamo fatto firmare un foglio: bene a scuola se vuoi giocare e ai padri è vietato fare i tecnici. Bisogna valorizzare il lavoro sul campo. Avevamo un problema con le luci, lo abbiamo illuminato con i fari delle auto. Così la società ha rifatto l’impianto».

Montella e Ferrero, due caratteri completamente diversi, ma i due vanno d’accordo: «Persona diretta come me. Si diverte a fare il presidente, usa la vetrina. In privato è diverso, pochi lo conoscono». A proposito di presidenti, il rapporto tra il tecnico e i Della Valle non si è concluso benissimo: «Con loro rapporto eccezionale, mi spiace sia finito male. Vorrei potermi chiarire, non sono mai riuscito a parlare né con Diego, né con Andrea, spero un giorno mi diano la possibilità».

Un’ultima battuta sulla sua ex-squadra, la Fiorentina, che quest’anno sta andando forte e potrebbe pensare anche allo scudetto:  «Deve crederci. Lotta a quattro: Juve, Inter, Napoli e Fiorentina. La Roma no, prende troppi gol».

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