2014

Obiang e il ritorno al Flora: «Il primo impatto fu terribile. Qui sono cresciuto»

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I ricordi tornano immediatamente a galla: «La prima volta che ho messo piede al Flora era il 4 agosto del 2008. Lo ricordo benissimo. Mi avevano accompagnato mamma e papà. E l’impatto è stato orribile. Un modo completamente diverso da quello da dove arrivavo, da Alcalà de Henares». A parlare è Pedro Obiang, seduto nella sala riunioni dell’Hotel Flora, dove si riunisce la Primavera e «dove ho passato tanto tempo sui libri. Studiavo da geometra all’epoca. Eppure io e i numeri non siamo mai andati d’accordo. Prima e nemmeno dopo. Infatti, adesso non ne parlo nemmeno più di numeri».

IL FLORA – L’hotel di Bogliasco sulla via Aurelia ospita da anni i ragazzi delle giovanili blucerchiate: «Ne sono passati tantissimi da queste camere – ricorda Cristina Ippolito, titolare dell’hotel, ai microfoni de “Il Secolo XIX” -. Regini, Soriano, Krsticic, Scappini, Marilungo, Volta… solo per citare i primi che mi vengono in mente. Pedro? Bravo, chiaccherone, dispensava pillole di saggezza. Non uno “scellerato” come Rossini o Marilungo. Era l’unico che veniva in questa sala riunioni a studiare». Pedro ricorda anche i compagni di stanza: «Il primo è stato Nicolò Conedera (oggi al Lerici Castle), poi per un po’ Fabio Lamorte (Pro Patria) e poi Alessandro Martinelli (Modena). Appena arrivato, mi sono ritrovato in un gruppo esuberante. Mustacchio veniva in camera mia con qualche scusa, per darmi fastidio…».

PEA E L’ESTINTORE – Ma l’incubo era un altro: «Fulvio Pea». Questo il ricordo del tecnico della Primavera da parte dello spagnolo: «Quando mangiavamo si sedeva in un tavolo da dove ci poteva controllare tutti e io mi sentivo sempre i suoi occhi addosso, mi terrorizzava… due settimane dopo il mio arrivo, qualcuno dei ragazzi mentre scherzavamo con un estintore aveva rotto il vetro di una porta. Pea era arrivato e aveva detto: «Va bene, siccome non esce il colpevole lo ripagheranno i ragazzi che hanno il contratto. Più Pedro…». Rimasi di sasso». Interviene la titolare dell’hotel: «Poi il colpevole aveva confessato, Jonathan Rossini». Proprio quel Rossini che, quand’era ancora a Bogliasco (oggi è a Bari), si contraddistinse per la calma olimpica.

PUNTO DI RIFERIMENTO – Dovunque andrà, Obiang non si scorderà mai del Flora: «Qui ho capito che era cambiata la mia vita, da “non chiedo niente-ho tutto” a “devo sempre parlare qualcuno per avere qualunque cosa”. Io non avevo scelta, dovevo fare per forza il calciatore. Mi avevano portato a Bogliasco fin dalla Spagna per esserlo, non potevo deluderli…». Ancora oggi Obiang torna almeno un paio di volte al mese al Flora e si ferma con i ragazzi delle giovanili: «Si informa su come stanno, chiede se può dare una mano – ribadisce Cristina – a qualcuno regala le scarpe da calcio che non usa più. Molti lo guardano con soggezione, hanno quasi paura a parlargli. L’unico che lo tempestava di domande era Rey Manaj (oggi alla Cremonese)».

RICORDI – Obiang ci scherza su: «Ormai vedono che sono vecchio, ho ben 22 anni. Diciamo che cerco di spronarli. Come sono i ragazzi di oggi? Li vedo diversi, sembrano cambiati desideri e pretese. Sembrano sentire di più il distacco dalla prima squadra, stanno sulle loro. Comunque preciso che passo al Flora anche per altri motivi: ho la residenza qui e quindi ricevo la corrispondenza qui, e perché Cristina fa molto bene da mangiare. Specie i dolci». Cristina concorda: «La generazione di Pedro era più matura e lo si vedeva anche quando c’era da assumersi le responsabilità dopo qualche guaio. Oggi tendono a nascondersi e sono un pochino più viziati, già dalle loro famiglie».

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