Palermo-Sampdoria: quando voleva dire Champions League

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Sembra passata un’era geologica da quando Palermo e Sampdoria era uno scontro di alta classifica, con giocatori importanti, tifoserie calde e obiettivi ambiziosi.

Ora, a distanza di sole due stagioni, il confronto di domenica prossima non prospetta niente di più che una tranquilla salvezza.

La causa comune di questi tracolli, le discutibili scelte dirigenziali.

Da una parte Riccardo Garrone, che dopo il delirio di onnipotenza (con conseguente vendita di Cassano e Pazzini) che ha portato la Sampdoria in Serie B ha tenuto la carica presidenziale ma consegnato di fatto la società in mano al figlio Edoardo, che con qualche difficoltà in avvio ha riportato la Samp in Serie A dopo una lunga e difficile stagione di purgatorio e che ora prova a venir fuori da un periodaccio dopo il promettente avvio.

Dall’altra Maurizio Zamparini, fumantino presidente rosanero, che non ha mandato la sua squadra in serie B, ma ha rimpiazzato i validissimi giocatori che aveva a disposizione con giocatori che non hanno reso quanto sperato, concedendosi il solito valzer con 3, 4 allenatori a stagione.

Forse è questo il vero problema del Palermo, dover ogni anno imbastire tutto da capo, nuovo allenatore che deve mettere assieme un nuovo gruppo e poco tempo per farlo, perché la spada di Zamparini (che fa un baffo a quella di Damocle) inizia a pendere sulla testa dell’allenatore dalla stretta di mano e il crine che la sorregge è finissimo.

Le tifoserie calde sono rimaste, il resto, purtroppo, è venuto a mancare, chissà se domenica alle 12.30 le due squadre offriranno uno spettacolo anche solo lontanamente paragonabile a quello che offrirono nel maggio 2010.

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