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Pecini: «La dote più importante in un talento? L’affidabilità»

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Riccardo Pecini è la mente dietro gli acquisti di prospettiva in casa Samp: «Prima del giocatore, conta l’uomo. Al Monaco…»

La Samp dei talenti ha due padri: il ds Carlo Osti e il capo-scouting Riccardo Pecini. Ognuno nell’ambito delle specifiche competenze ha lavorato per regalare a Giampaolo un gruppo di giocatori emergenti, dotati tecnicamente, capaci di realizzare ciò che lasciavano intravedere. In particolare, Pecini è colui che, con l’aiuto di fidati collaboratori sparsi per l’Europa, ha individuato Schick, Linetty, Praet, Djuricic, Beresziynski… ancor prima, quad’era quasi agli inizi di carriera, riusci a favorire il passaggio alla Samp di un certo Icardi. D’altronde il papà, Aldo, è un talent scout di fama internazionale e ha lavorato per club come Manchester City, Zenit, Inter e Fiorentina. Buon sangue non mente. «Evidentemente abbiamo nel Dna di famiglia la predisposizione a individuare giocatori giovani di spessore. Quand’ero piccolo già seguivo mio papà, mi portava in giro per gli stadi a vedere partite. Naturale che con il tempo sviluppassi l’interesse per questo tipo di attività».

GLI INIZI E GLI OBIETTIVI – Tuttavia, la carriera di Pecini come giocatore non ha mai preso piede, come ha confermato lo stesso dirigente blucerchiato a “Tuttosport”: «Ma sì, però i risultati da calciatore sono stati pessimi. Sono arrivato in C1, ma il mio mestiere, l’ho capito ben presto, era un altro…». E allora ci spieghi l’essenza del suo lavoro apparentemente oscuro ma basilare per qualsiasi club. «Intanto bisogna capire il contesto in cui si deve operare. Tanto per capirci: un conto è lavorare nel Manchester United e un conto qui alla Samp. Sono due mondi completamente diversi sotto tutti i profili: disponibilità economica, obiettivi… Una volta realizzato dove sei e il progetto che la società intende perseguire, si opera di conseguenza. Di base, un club come il nostro cerca la prospettiva, ossia la costruzione di una squadra composta perlopiù da giovani che possano crescere e garantire un futuro sportivo importante e anche economico».

PROGRAMMAZIONE – Per attuare un lavoro di prospettiva, occorrono però scelte giuste e indicazioni utili affinché, appunto, la scelta possa rivelarsi azzeccata. «Noi abbiamo un gruppo di osservatori ben strutturato. Si parte con quattro, diciamo titolari, che si occupano di elementi utili per la prima squadra poi ci sono altri nostri uomini che lavorano per il settore giovanile e ognuno ha la sua zona di competenza. Sono tutti molto bravi e conoscono bene il calcio e le nostre esigenze. E ci mandano sia relazioni scritte sia video». Arriva la segnalazione, che si fa? «Si valuta tutto per bene partendo dalla possibilità che il mercato offre. Prima però di valutare un acquisto noi vogliamo conoscere il giocatore “prescelto”, parlargli, capire che tipo di persona è. In un calciatore le qualità morali, la mentalità, la personalità sono altrettanto importanti delle qualità tecniche. Una volta che ci siamo resi conto della persona e dell’eventuale compatibilità al progetto si passa alla fase successiva, ovvero io e Osti decidiamo per il tentativo d’acquisto e ci rivolgiamo al presidente Ferrero e all’avvocato Romei per avere il via libera».

COLPI PASSATI E PRESENTE – C’è qualche colpo in passato che l’ha particolarmente soddisfatta? «Mah, al Monaco feci firmare Falcao il 10 febbraio e i media lo scoprirono il 10 luglio… Alla Samp Icardi, Zaza, Falcone preso a 14 anni, e lo stesso Ivan. Al Monaco portai Kondogbia. E in questi ultimi anni alla Samp abbiamo anche fatto un lavoro a lungo termine: alcune promesse sono già nostre tra cui Palumbo, Capezzi, Rocca, Bonazzoli e lo stesso Torreira preso e lasciato per un anno al Pescara e ora qui con noi. Sono tutti investimenti che torneranno utili alla causa. Ma tutti quelli che siamo riusciti a portare con noi in un modo o nell’altro ci hanno arricchito». Cos’è che cerca di più, carattere a parte, in un possibile talento. «L’affidabilità. Come quella di Skriniar, per fare un esempio. Di Linetty mi impressiona l’intelligenza. Praet, talento vero, rispetto ad altri suoi compagni ha dovuto sostenere un percorso diverso. Il tecnico gli sta insegnando come muoversi in un contesto diverso da quello a cui era abituato e un altro ruolo. Ma possiede grandi qualità. Schick? Visto, conosciuto e decisione unanime immediata: deve venire da noi. Siamo riusciti a convincerlo della bontà del nostro progetto e grazie al sacrificio economico della società l’abbiamo preso. Non è stato facile assicurarcelo, c’era molta concorrenza, anche di società importanti. Simic ha ottime potenzialità ma deve seguire lo stesso percorso di Skriniar. Bereszynski è un grande atleta con spazi di miglioramento sotto il profilo tattico. Siamo già soddisfatti di lui».

MERCATO ESTERO – Altri colpi in canna? «Stiamo battendo l’Europa, ma stiamo lavoriamo molto con il Sud America, abbiamo un bravissimo scout residente lì e inoltre abbiamo iniziato a operare anche in Africa. Proprio l’Africa diventerà un bacino importante per i migliori club. Ci sono tanti giovani in rampa di lancio, ma… meglio non fare nomi». I tifosi si stanno affezionando a questo gruppo di ragazzi e temono che qualcuno di loro possa essere ceduto sul mercato. «La strategia della Samp mi pare chiara: dare continuità a questo gruppo di lavoro e se possibile implementarlo. Per esempio, lavoriamo molto anche sulla Primavera, alcuni ragazzi già si allenano con Giampaolo. Per me Ivan è stato l’esempio perfetto di come deve lavorare un settore giovanile. Ha funzionato tutto affinché David arrivasse a competere in prima squadra. Icardi? Quello fu diverso, perché si trattava di un giocatore molto pronto che aveva soltanto bisogno di una vetrina per fare il definitivo salto di qualità».

IL FUTURO – Il futuro, quindi, è dei giovani… «Il settore giovanile è destinato a diventare preminente per qualsiasi club. E noi ci siamo attrezzati e continuiamo a farlo. Noi siamo un gruppo affiatato e snello, ideale per decisioni rapide e mirate. Gli inglesi dividono lo scouting in tre fasi: 1) scouting puro over 21; 2) 17-21 anni, il reclutement; 3) settore giovanile, adolescenti in crescita. Noi ci stiamo muovendo su queste coordinate, cercando di migliorare anno dopo anno». Ma perché i giovani italiani paiono meno maturi dei pari età stranieri? «Le generalizzazioni non vanno mai bene. Tuttavia il nostro sistema porta a pressioni inerenti al risultato che incidono in maniera pesante sulla mentalità dei ragazzi. E la mentalità fa la differenza. Ma, ricordo, è molto facile vedere i pregi degli altri e i difetti dei nostri. Anche nel nostro Paese, come stanno dimostrando le ultime vicende del campionato, stanno maturando giovani di grande spessore». E il prossimo talento che sbarcherà alla Samp? «Beh, qualcuno c’è. Ma non lo posso dire…».

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