Editoriale

Prezzo dell’abbonamento, la strategia è giusta

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La Sampdoria è la squadra che, in Italia, è ultima in classifica per il costo dell’abbonamento annuale: una scelta che ci dovrebbe rendere orgogliosi.

Mi è capitato di seguire molto da vicino la polemica che i tifosi di Spal e Benevento hanno condotto nei confronti dei prezzi degli abbonamenti di quest’anno. Sia a Ferrara, per il loro grande ritorno in Serie A, che in terra sannita, per la loro prima apparizione nella massima categoria, si è deciso di convertire in denaro il più possibile la passione dei tifosi: i costi degli abbonamenti, sia per l’una che per l’altra, sono incredibilmente e inaspettatamente alti e la polemica a nulla è servita, perché non è stato variato in nessun modo. Per di più durante l’ultima partita di Coppa Italia della Spal, i tifosi hanno anche scoperto che avranno, a coprire la visuale di alcuni di loro, i gabbiotti delle telecamere di Sky: un’ulteriore beffa per chi ha speso cifre davvero alte per un anno allo stadio. Spal e Benevento, d’altronde, si collocano al terzo e al quarto posto per l’abbonamento più costoso dell’anno, tenendo presente il settore più economico e senza tener conto delle scontistiche legata alla prelazione. Più costosi di loro solo Napoli e Juventus.

Detto ciò, mi sento di togliermi il cappello – che non indosso mai – dinanzi alla gestione degli abbonamenti operati da Ferrero e dalla Sampdoria. Dopo un primo anno di gestione borderline da parte del presidente doriano, che aveva subìto qualche accenno di critica per i costi delle tessere annuali, adesso si è trovato un equilibrio che in Italia dovrebbe essere solo invidiato. I bilanci della Sampdoria sono in positivo, l’operato sul calciomercato porta delle plusvalenze che bastano a poter operare in tranquillità e a permette di avere dei costi di gestione che non devono essere coperti per vie traverse. Guardando allora la graduatoria degli abbonamenti più costosi in Italia troviamo la Sampdoria all’ultimo posto, insieme con il Sassuolo, che, guarda caso, è l’unica altra società tra le medio-piccole che ha chiuso il bilancio dello scorso anno in positivo (con una crescita dovuta alla partecipazione all’Europa League). C’è da dire che l’abbonamento per la Sampdoria, quello più economico, consta di sole 18 partite (ed è nella Nord, non nella Sud) e non tiene conto del derby, che va acquistato a parte, ma se anche dovesse costare più del previsto, il risultato non muterebbe tantissimo: l’Udinese e il Genoa, per prendere due società che si dividono la metà classifica, sarebbero comunque ancora lontane.

Venire incontro ai propri tifosi tenendo bassi i prezzi dell’abbonamento è sicuramente una mossa da apprezzare: d’altronde lo stadio rappresenta un’arma in più per il Doria, forse più di molte altre squadre in Italia, è una maglia numero 12 di grande valore, è un uomo in più in campo. Non lo scopro io e non lo scoprite voi che mi state leggendo: è sempre stato così, per la Sampdoria. Permettere, quindi, ai tifosi di riempire la Gradinata Sud è il primo passo verso un successo maggiore. Allo stesso modo c’è da dire, però, che il prezzo è giustificato dai servizi che il Ferraris può offrire al giorno d’oggi: se l’abbonamento più costoso di tutti in Italia è della Juventus un motivo ci sarà, e non è perché Agnelli ha bisogno di introiti maggiori, ma perché l’Allianz Stadium (il fu Juventus Stadium) offre servizi di gran lunga migliori di tanti altri stadi in Italia. Però, intanto, il Genoa, che fino a prova contraria utilizza il medesimo stadio della Sampdoria, è ben dieci posizioni sopra in classifica, con una differenza di appena 50 euro, ma pur sempre una differenza. Modi diversi di vedere l’importanza del tifoso allo stadio: la Sampdoria ha scelto la strada giusta, quella che condividiamo tutti, suppongo. Con degli introiti così dal mercato, d’altronde, perché lucrare anche sull’abbonamento? Questa volta essere ultimi in classifica è proprio bello. Ma solo questa volta.

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