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Puggioni: «Sogno un futuro alla Sampdoria. Ferrero? Non è come sembra»

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Christian Puggioni si racconta: dalle parate alla Sampdoria, all’addio. I piani per il futuro e gli aneddoti su Giampaolo e Quagliarella: le dichiarazioni

Christian Puggioni, ex portiere della Sampdoria, si racconta sulle pagine del Secolo XIX: il sogno coronato di difendere la porta blucerchiata in un derby, le ambizioni per il futuro e un aneddoto su Fabio Quagliarella.

LAUREA – «Il calciatore è considerato un privilegiato a cui si spalancano le porte di tutto, ma vi assicuro non per l’università di Reggio Calabria: me la sono dovuta sudare come tutti la laurea in legge».

DS – «Ho studiato da direttore sportivo, vorrei guardarmi intorno visto che da giugno dismetto i guanti».

ALLENATORE PORTIERI – «Non ne posso più di portieri. Scherzi a parte credo che tra il ds e il portiere ci sia un’assonanza: entrambi soli, dobbiamo gestire altre persone, e per fare bene conquistare la fiducia altrui».

FERRERO – «È il mio sogno da sempre e non smetterò mai di essere riconoscente a chi lo ha reso possibile come giocatore: il ds Osti, mister Zenga e il presidente Ferrero che mi ha preso e poi rinnovato. Lui da fuori è percepito in maniera distorta da come è realmente. So di andare controcorrente ma vi posso dire che segue molto la squadra, coccola i giocatori quando serve, e oggettivamente ha fatto molto per la Sampdoria. Basta pensare a casa Samp e al Mugnaini».

BENEVENTO – «Diciamo che devi avere l’intelligenza di capire quando un ciclo è finito. Io a 37 anni avevo coronato il mio sogno e quando arrivò la richiesta del Benevento risposi non mi muovo a meno del doppio dell’ingaggio e per altri due anni. Nel nostro mondo una richiesta così fa saltare l’affare. Invece accettarono. E io, a malincuore, andai».

SOGNO – «Non è che guadagnare il doppio non mi abbia aiutato, ovvio, ma prima di accettare proposi all’avvocato Romei di abbassare e prolungare il contratto pur di restare alla Samp e la cosa non si fece. Ormai è acqua passata, io comunque sogno che la mia storia con la Samp non sia ancora finita».

FUTURO ALLA SAMPDORIA – «Dipendesse da me non avrei dubbi. Certo non dalla prima squadra, non sarei pronto. Mi piacerebbe lavorare con le giovanili, mettere a frutto i tanti contatti col mondo del calcio ligure che conosco. Nasco nel Baiardo…».

RAPPORTO CON VIVIANO – «Ingigantito. Giampaolo era un perfezionista, Emiliano un talento accentratore, io un doriano che a 37 anni coronava il sogno di difendere la Samp in un derby, cosa che resta la più grande gioia di carriera. Tra noi ci sono buoni rapporti oggi, questa la realtà»

CALCIATORE TIFOSO – «È stato uno stimolo fortissimo e infatti in quel derby 2016 in cui mi trovai titolare dopo tantissimo che non giocavo penso di aver fatto bene, vincemmo 2-1. Coi miei amici della Sud sono sempre stato chiaro: siamo amici, lo resteremo, ma se si parla di Samp io me ne vado. Tutti hanno sempre capito e rispettato».

RETROSCENA INTER-SAMPDORIA – «Sono contento così. Ho parato e vinto un derby col Doria e ripeto per me era il sogno. A inizio carriera mi sono ritrovato anche in Interregionale, nessuno mi ha regalato niente. Soddisfazioni ne ho avute: a Chievo ho fatto il record con la porta imbattuta per 515 minuti. Poi ho detto no al Genoa, lo sapete. E alla Samp ho parato e pure dato una mano avanti. Penso Fabio Quagliarella non si arrabbierà se racconto un aneddoto del rigore in un Inter-Samp 1-2. Fabio mi chiese di analizzare Handanovic in caso di rigori. Io guardai i video e gli dissi: mira agli occhi, a mezza altezza, centrale. Lui si butta destra e fai gol. Capitò il rigore e lo dissi a Giampaolo in panchina: “Mister, Fabio tira centrale a mezza altezza.” Gol. Giampaolo era nervosissimo, quando andò così non poteva crederci e alla mia spiegazione impazzì, “così si fa! Preparazione nei dettaglio, così si fa!”».

ALTRI CONSIGLI A QUAGLIARELLA – «Chiedetelo a lui».

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