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Quagliarella: «La Sampdoria ha bisogno di punti. Maradona? È tutto per noi»

Francesca Faralli

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Fabio Quagliarella, attaccante della Sampdoria, traccia un bilancio della sua carriera in vista della partita a Napoli nel ricordo di Maradona

Fabio Quagliarella, attaccante della Sampdoria, traccia un bilancio della sua carriera nel ricordo di Diego Armando Maradona e in vista del match contro il Napoli. Le dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport.

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ROSSI – «Passatemi il termine, ma questo 2020 è stato un anno proprio bastardo, che ha sconvolto l’umanità. Quando se ne va anche un giocatore come Pablito Rossi, entrato nella storia e che ha reso orgoglioso tutti gli italiani. Spero che finisca presto».

GOL ALLA MARADONA«Ti racconto un episodio. Era la mia prima gara al San Paolo con la maglia del Napoli, contro il Livorno. Colpisco il pallone da centrocampo e prendo la traversa. Credimi: nell’attimo in cui, colpito il legno, ho percepito che non era gol, perché la palla è caduta sulla linea di porta, mi è venuto in mente Maradona. Come in un flash, ho pensato: “L’ultimo che ha tirato da qui in porta era un giocatore con i capelli ricci e il dieci sulla schiena”. Ho sempre detto negli anni successivi che avrei barattato i miei undici gol di quella stagione con quella rete da centrocampo. E alla domanda: “Quanti gol hai fatto a Napoli?”, avrei risposto: “Uno. Da centrocampo”. Sarebbe bastato ed avanzato».

MARADONA – «Per noi napoletani d’Italia e del mondo è tutto. In queste settimane ho letto e sentito tante cose su Diego. Ciò che più mi ha affascinato è stato leggere i racconti di chi è stato a contatto con lui e gli ha giocato al fianco. Era un buono, che ti aiutava sempre in campo e fuori. Lascia un vuoto enorme non solo in chi amava il calcio. Già osservando il modo in cui toccava la palla, capisci chi era. Di fronte a uno come lui, io che gioco al calcio, sono un dilettante. Lui era la massima espressione di questo sport».

NAPOLI SAMPDORIA DA CAPITANO – «Sarà un privilegio e una grande fortuna, da napoletano, anche se le emozioni si vivranno tutte sul momento. La Sampdoria, però, ha assolutamente bisogno di fare punti, ma non può essere una gara come le altre».

LA MAGLIA NUMERO 10 – «Per me rappresenta Maradona, il giocatore che non è uguale agli altri in una squadra. Negli anni si è un po’ perso questo significato, ma prima era così. Il dieci, uno fuori dalla norma. Un po’ tutti abbiamo sognato di averla addosso. In passato c’è stata l’occasione, ma per motivi personali gioco con il 27»

POSTER DI MARADONA – «E chi non l’ha avuto? Mio papà era abbonato al Napoli, registrava tutte le partite in vhs, ed io da piccolo riguardavo tutti i suoi gol: è una malattia che mi ha trasmesso lui. Ma Maradona, a Napoli, va oltre. Era uno di famiglia: chi l’ha chiamato amico, fratello, padre. Ogni volta in cui lo nomini ti viene in mente quel che ha fatto a Napoli, con l’Argentina e nel mondo».

RICORDI DA BAMBINO – «A sette anni allo stadio per Maradona? Ma arrivato, scopriamo dalle formazioni che Maradona non gioca. Ci rimasi male. Non ho avuto la fortuna di vederlo giocare dal vivo, però a me piace capire cos’era lui in campo e nello spogliatoio. Penso alle immagini di quell’amichevole su un campo infangato, che volle giocare per aiutare un bambino malato, andando contro il volere della società. Un’umiltà pazzesca: se penso che oggi, sono il primo ad ammetterlo, mi lamento se il campo ha una mezza buca, e poi vedo quelle immagini… dovremmo stare zitti per l’eternità».

MURALES MARADONA – «Sembra brutto dirlo, ma in 37 anni non c’ero mai stato. Ero a casa, ne ho approfittato: è stata un’emozione fortissima essere lì pensando a cosa aveva rappresentato Diego per quei luoghi»

DELUSIONE L’ADDIO AL NAPOLI – «Quell’anno tornammo nelle coppe e fu comunque una stagione positiva. E poi sono felice ed orgoglioso di fare parte di un club come la Sampdoria, per quello che sto facendo e per quanto ha fatto per me»

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