Rizzo: «La Sampdoria è stata tutta la mia vita»

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Luca Rizzo, ex calciatore della Sampdoria, racconta la sua carriera e il periodo passato in blucerchiato

Luca Rizzo, ex calciatore della Sampdoria, torna sui suoi anni in blucerchiato in una lunga intervista ai taccuini de La Repubblica.

BOLOGNA – «Era la terza giornata, fu il mio esordio. Ero reduce da un problema alla caviglia ed entrai per l’infortunio di Giaccherini. Fui cacciato per un doppio giallo, il secondo per una trattenuta al limite dell’area avversaria. Era una partita in un posto speciale, contro una squadra che aveva rappresentato tutto. Non poteva finire peggio, fu un inizio difficile».

NOVELLINO – «L’ho visto come un idolo, una fonte di ispirazione. Mi sono trovato benissimo. È stata un’annata memorabile. Mi chiamavano Zidane, nel calcio si esagera sempre».

SAMPDORIA – «All’inizio mi sentivo di troppo, considerata la concorrenza, ed avevo chiesto di andare in prestito per potermi misurare in A. Mihajlovic mi aveva voluto tenere, ma ho fatto il difensore centrale fino al 25 agosto, ho esordito da titolare in difesa con la maglia blucerchiata al torneo di Cadice. Dopo l’arrivo di Romagnoli e Silvestre, Sinisa mi ha potuto mettere nel mio ruolo e mi ha fatto sentire importante. Al primo anno in A ho giocato parecchio. Il gol alla Fiorentina sotto la Sud resta un’emozione unica».

CESSIONE – «Dalla mattina alla sera mi avevano venduto, dovevo solo trovare l’accordo economico. Non sapevo nulla. Mi sono sentito ferito a livello umano. Speravo di poter diventare un giocatore importante, una bandiera. Al primo anno avevo fatto le mie partite quando nessuno mi considerava. Ho deciso d’istinto, ho chiuso così la prima parte della mia vita».

DELIO ROSSI – «Delio Rossi è stato l’ultimo allenatore, che mi dava tanta fiducia, ma la stagione è cominciata con il problema alla caviglia e poi ho avuto il primo serio infortunio. Resti due mesi fuori, devi ricostruire tutto daccapo e non è facile. Devi ripartire da zero, anzi da sottozero».

GASPERINI – «A Ferrara ho segnato subito all’esordio il gol della prima vittoria in A dopo cinquant’anni. Una grande emozione. Pensavo di rimanere ed invece a gennaio mi hanno fatto capire che volevano cambiare e mi voleva l’Atalanta. Per certi versi, ho rivissuto la stessa situazione di Genova A Bergamo sapevo che non sarei stato titolare, ma pensavo di poter trovare spazio per i tanti impegni. Serve, però, tempo per abituarsi agli allenamenti di Gasperini, ho fatto fatica e quando cominciavo a stare meglio mi sono infortunato».

IN CERCA DI UNA SQUADRA – «Mi sto allenando in campo ed in palestra, ma dopo gli ultimi due anni devo trovare una situazione stimolante, una società seria. In questo momento non ho situazioni imminenti, ma non mollo. Penso di poter dare ancora tanto».

TIFOSO – «Certamente, la Sampdoria è stata tutta la mia vita per vent’anni, passati sempre con la stessa maglietta addosso. Quando non giocavo ero allo stadio come raccattapalle od in gradinata. Ho vissuto tante sensazioni uniche, la prima panchina, l’esordio, il gol contro la Fiorentina, l’urlo della gradinata Sud al momento dell’ingresso in campo, la prima volta nello spogliatoio, da giocatore vero. Mi capita di passare da Bogliasco, sono in contatto con qualche fisioterapista, con Federico Berlingheri. Mi hanno detto che a Casa Sampdoria c’è una mia foto. Sono emozioni fortissime».