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Schick e gli stipendi: «Lo Sparta Praga mi offrì troppo poco e andai alla Samp»

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Schick ripercorre la rapida crescita finanziaria che ha riguardato la sua breve carriera: dallo Sparta Praga al Bohemians 1905, dalla Sampdoria alla Roma

E’ decisamente raro trovare una storia come quella di Patrik Schick, la storia di una carriera che ha visto rapidamente spiccare il volo, per arrivare già all’età di 21 anni in un top club come la Roma. E pensare che il ceco, appena due anni fa, faceva fatica a trovare spazio nella prima divisione del suo Paese, ma la lungimiranza degli scout e dei dirigenti della Sampdoria lo ha portato sui grandi palcoscenici europei. E, se in termini di fama e prestigio, Schick ha certamente acquistato molto, è anche vero che per le sue finanze ci sono stati importanti cambiamenti negli ultimi tempi. A 11 anni il talento classe ’96 si trasferisce dal piccolo comune di Vestec a Praga, per incominciare il percorso nelle giovanili dello Sparta, ma la svolta arriva con la firma sul primo contratto da professionista: «Avevo 16 anni. “Sono ricco”, mi ripetevo entusiasta. Prendevo 10.000 corone al mese». L’equivalente di circa 400 euro ma, due anni dopo, al compimento della maggiore età, ecco che lo stipendio diventa più importante e passa a 30.000 corone al mese: «Allora ho realizzato che probabilmente avrei potuto diventare un calciatore professionista. Un vero giocatore dello Sparta, che poteva comprarsi un I-Phone nuovo ogni mese. Una bomba!».

Nonostante l’euforia del momento, la sua carriera prende una piega diversa e lo Sparta Praga nel 2015 lo manda in prestito al Bohemians 1905, dove il tetto ingaggi è decisamente più basso e l’invidia dei compagni si fa sentire fin da subito: «All’inizio non è stato facile. “Oh, è arrivato il riccone dallo Sparta Praga”, si pensava nello spogliatoio. Così, finalmente, decisi di dir loro apertamente come stavano le cose: “Ragazzi, prendo 30mila corone dallo Sparta e non devo pesare sui miei genitori, il Bohemians mi paga le altre 5mila”». Tensioni alleviate. Dopo una buona stagione da titolare, in cui Schick si mette in mostra siglando 7 gol, lo Sparta lo richiama alla base ed è pronto ad adeguargli il contratto. L’offerta, però, non è soddisfacente: «Quando ho sentito la cifra, non ci volevo credere. “60mila corone al mese? Non è possibile”, pensai. Così decisi di rifiutare – ha spiegato Schick ai taccuini di Reporter -, era una cosa senza senso per lo Sparta: a certi giocatori davano 400mila corone al mese, per poi magari scartarli e mandarli in prestito da qualche parte».

Ed ecco che entra in scena la Sampdoria. Dopo mesi di lotta con la Roma di Walter Sabatini, altra pretendente al suo cartellino, i blucerchiati la spuntano e convincono il ragazzo: «Subito mi resi conto che non c’era niente su cui riflettere. La questione era se prendere 60mila corone al mese e condividere il campo con David Lafata (capitano dello Sparta Praga, ndr), che poi avrebbe segnato 45 gol, o prendere un milione e avere su per giù le stesse chance di vedere il campo». Adesso, forse, le chance sono diminuite, ma il portafogli trabocca. Schick è passato alla Roma per una cifra intorno ai 40 milioni di euro ed è diventato l’acquisto più oneroso di sempre del club giallorosso. Tuttavia, l’ex numero 14 blucerchiato non ha nessuna intenzione di fermare la sua corsa: «Spero che in pochi anni sarò ancora più in alto – rivela -, logicamente in qualche squadra in cui sarà pagato ancora meglio. Le motivazioni mi hanno sempre aiutato molto nella mia carriera». Tutto sommato, con l’attuale ingaggio da 2 milioni di euro a stagione, si può rimanere ancora per qualche anno alla Roma, in attesa di una “sistemazione migliore”. Intanto, però, le tre case che la società gli ha proposto sono state tutte rifiutate da Schick che, ancora alla ricerca di una dimora nella capitale, al momento alloggia in un lussuoso hotel in zona EUR.

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