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Tey: «L’obiettivo è quello di riportare la Sampdoria in Serie A. Manfredi? Avevamo visioni diverse. Sono coinvolto nel progetto del Ferraris»

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Joseph Tey, proprietario della Sampdoria, ha parlato per la prima volta con la stampa italiana dopo l’acquisizione delle quote di Matteo Manfredi

Joseph Tey ha concesso una lunga intervista per l’edizione odierna del quotidiano Il Secolo XIX. Il proprietario della Sampdoria ha toccato diversi temi dal rapporto con Matteo Manfredi a quello con i tifosi, dal progetto per il restyling del Ferraris alle prospettive future dei blucerchiati. Le sue parole:

MANFREDI – «È emerso che avevamo visioni diverse sul futuro del club. Non è mai stata una questione personale, ma quando i risultati non sono all’altezza delle aspettative e degli investimenti effettuati, è necessario assumersi le proprie responsabilità e prendere decisioni. A un certo punto ho ritenuto che il club avesse bisogno di una direzione diversa ed era mio dovere intervenire. Resto comunque grato a Matteo per il lavoro svolto e gli auguro il meglio».

DE GENNARO – «È sempre stato una figura seria e professionale all’interno del club. Abbiamo ritenuto fondamentale garantire al club stabilità e chiarezza nella leadership e Francesco De Gennaro è in grado di assicurare entrambe».

RITORNO IN SERIE A NEL 2028 – «Il nostro obiettivo è chiaro: tornare in Serie A. Comprendo e condivido la frustrazione legata alle tempistiche. Ritengo però che siamo chiamati a costruire qualcosa che non sia la semplice promozione ma che garantisca alla Sampdoria di mantenere quel livello. Faremo il massimo per riuscirci, nel minor tempo possibile».

PROGRAMMAZIONE O CESSIONE? – «In questa fase il focus è su stabilità e ricostruzione. Tutto ciò che stiamo facendo è finalizzato a riportare la Sampdoria nelle condizioni di competere ai massimi livelli. Ogni decisione di lungo periodo sarà sempre presa nel miglior interesse del club».

SOGGETTI INTERESSATI ALLA SAMP – «Un club come la Sampdoria susciterà sempre interesse. La nostra attenzione però non è sui numeri o sui titoli di giornale, ma sulla costruzione del futuro giusto».

PASSIONE BLUCERCHIATA – «Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, il calcio italiano era estremamente seguito a Singapore, più di qualsiasi altro campionato. La Sampdoria era una delle squadre che seguivo con maggiore attenzione, perché rappresentava un modello di successo e aveva una forte identità, riconosciuta anche a livello internazionale. Era una squadra che sapeva unire risultati, qualità e personalità, ed è questo che mi ha fatto avvicinare al club».

RESTYLING FERRARIS – «Siamo attivamente coinvolti nel progetto di riqualificazione dello stadio Luigi Ferraris, che deve coniugare rispetto della storia e adeguamento agli standard moderni. Ritengo allo stesso tempo, e ho la fortuna di averla vista e vissuta anche venerdì pomeriggio, che l’atmosfera del Ferraris creata dai nostri tifosi sia unica in tutto il mondo e che sia importante preservarla».

PERCEZIONE DEI TIFOSI – «Non si tratta di come vengo percepito: nel calcio non esistono “proprietari”, ma custodi di qualcosa che appartiene ai tifosi e alla città, come ho scritto nella mia dichiarazione pubblicata venerdì scorso sul giornale. Vorrei essere giudicato per aver fatto il possibile per riportare la Sampdoria dove le compete. Ma so perfettamente che quel riconoscimento andrà conquistato».

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