Editoriale

Un campionato finito a marzo

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La salvezza è raggiunta, ora la Sampdoria può anche non scendere più in campo. Come d’altronde fatto contro l’Inter: una disfatta epocale, peggio di Crotone.

Provo a un sincero fastidio quando ci si arrende e ad arrendersi, quindi, se è stata la Sampdoria non sarò io in questo momento. Sebbene sia una disfatta, quella cui abbiamo assistito nell’ultima settimana tra Crotone e Genova, la necessità primaria è trovare una soluzione per ripartire e per provare a salvare quanto di buono fatto fino a due mesi fa. Eravamo la sesta forza del campionato, eravamo riusciti ad avere la meglio su Juventus e Roma, tenuto testa al Napoli, approfittato all’andata di una partita incerta da parte del Milan, ma soprattutto messo a bada le inseguitrici. Adesso tutto sembra essere svanito e torniamo a casa con nove gol subiti nell’arco di otto giorni. Trovare una soluzione a queste problematiche non è facile, purtroppo, perché in parte sono da imputare a Giampaolo, in altra parte alla squadra in toto. Per quanto riguarda il primo è palese, adesso, che i suoi limiti stiano venendo a galla: purtroppo quando si vince si è sempre innalzati a campioni, ma quando si perde bisogna saper accettare di finire sotto i riflettori negativi della ribalta. Giampaolo non sa usare un modulo diverso da quello che sta utilizzando da inizio stagione, questo è sotto gli occhi di tutti, ma questo limite ti danneggia soprattutto nel momento in cui non hai un esterno destro da schierare: Bereszynski – lo sapevano anche i muri di Bogliasco – non poteva giocare per più di un tempo nella giornata di ieri; allora perché schierare la difesa a quattro, quando si poteva scendere in campo con quella a tre, inserendo Regini come centrale. Limitazioni dovute al modulo, che non può differire da quel 4-3-1-2 che ci accompagna da inizio stagione.

La prestazione in campo, poi, è stata indubbiamente indecente. La squadra ha retto appena venti minuti, nei quali Praet e Torreira hanno provato a creare qualcosa di sensato, ma poi ha deciso di tirare i remi in barca e ritirarsi, probabilmente dal campionato. Silvestre e Ferrari hanno sbagliato qualsiasi anticipo possibile, andando nella più generale confusione; Murru non è mai riuscito ad accorciare in tempo su Candreva; Rafinha aveva licenza di muoversi senza essere mai intralciato dai nostri marcatori. Una libertà totale concessa all’Inter, che si è concretizzata in una loro goleada, senza nemmeno essersi sforzati eccessivamente: d’altronde nel secondo tempo l’Inter ha dimostrato di avere ancora qualche indecisione in fase difensiva, basti vedere le leggerezze di Handanovic in più di una occasione. Il problema è stato non averne voluto approfittare, perché all’ingresso al “Ferraris” c’erano tutti i presupposti per provare a vincere la gara. Se non fosse che la Sampdoria – lancio una provocazione – essendo oramai salva e ben lontana dalla retrocessione ha deciso di pascolare in mezzo al campo. Le motivazioni possono essere anche comprensibili: la società si sarà resa conto, in corso d’opera, che l’obiettivo Europa League non era tanto fattibile o raggiungibile, non tanto per il campionato di quest’anno, quanto per l’impegno del prossimo. Aver già praticamente ceduto Torreira, aver perso Strinic, e chissà chi altro sarà venduto, ha impedito alla Sampdoria di programmare una stagione internazionale: potrebbe essere questo l’aspetto che si ripercuote sulle prestazioni di una squadra che ha deciso di non scendere più in campo.

Sono provocazioni, le mie: non c’è nessun fondo di verità, soltanto tentativi scialbi di trovare un motivo a queste prestazioni negative. Tornando, però, al concetto originario, vi ripeto che non mi piace chi si arrende. Non mi è piaciuta la Sampdoria di ieri, ma non mi piace nemmeno piangere, adesso, su quello che è il resto del campionato. Probabilmente non riusciremo a riprenderci il settimo posto – è tutto da vedere – che sarebbe l’ultimo a disposizione per l’Europa League, con il Preliminare a di fine luglio a darci il benvenuto, ma se anche non dovessimo farcela è nostro obbligo portare a termine la stagione nel miglior modo possibile. La pausa ci servirà a schiarirci le idee, a capire cosa vogliamo fare da grandi; poi dovremo andare a Verona e battere il peggior Chievo degli ultimi cinque anni, per poi riconquistarci la città e avere la ragione dalla nostra parte nel Derby. E forse la cosa migliore, a questo punto, è appendersi alla più classica delle frasi fatte: ragioniamo partita per partita.

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