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Viviano: «Sampdoria a vita. Nazionale? Scelga il ct»

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Quattro penalty parati, una stagione da incorniciare e l’Italia nel mirino: Emiliano Viviano si propone per la Nazionale e si dimostra ancora una volta un portiere di carattere e ambizioso, l’ideale per la Sampdoria. «Questa città mi ha preso il cuore, Flachi e Bazzani mi avevano avvertito e così è stato» dice Viviano a proposito dell’approdo alla Samp e a Genova, arrivato dopo qualche esperienza non particolarmente positiva per il portiere fiesolano: «A Firenze non ho fatto la differenza ma il compitino. Sono cresciuto in Curva Fiesole e inconsciamente mi sono rilassato, non doveva succedere. A Londra non giocavo ma mi allenavo con preparatori diversi, stare lì fermo a guardare mi ha fatto tornare l’ambizione».

Dagli zero minuti all’Arsenal alla Sampdoria, se Viviano considera l’anno ai Gunners come il punto sportivo più basso mai raggiunto, adesso può guardare avanti, anche a Euro 2016. «In Nazionale so come funziona – spiega Viviano – però non sono d’accordo sull’essere convocato automaticamente quando si gioca bene, c’è un ct pagato per scegliere, se lui vede bene un portiere lo chiama. Come me stanno giocando bene anche Sportiello e Consigli. Quando ero in Nazionale mi avrebbe infastidito sentire uno che diceva di meritarsela». Giusto dunque avere ambizione, dice Viviano, ma anche rispettare le scelte del selezionatore.

Con Vincenzo Montella il rapporto è sempre stato buono, tanto che Viviano spiega di essere il primo a sapere dell’approdo alla Sampdoria del suo ex tecnico in viola: «Non abbiamo mai veramente discusso ma opra ci capiamo meglio. So che lui mi apprezza di più, mi vede più maturo e più libero». Il presidente Massimo Ferrero invece lo vede come vice di Buffon e Viviano commenta: «Mi adora, dice di tutto e io non sto mai zitto, siamo una bella coppia. A Ferrero piace confrontarsi, chiede e io gli spiego. Mi ha chiesto come faccio a parare i rigori e glielo ho spiegato».

A proposito di rigori, a La Gazzetta dello Sport Viviano rivela il suo segreto: «Se sei in Serie A conosci chi batte. Poi io vado d’istinto e basta, in più penso che l’errore sia demerito dell’avversario e non bravura del portiere perché un penalty tirato bene non si para». Infine si parla anche del futuro di Viviano, che vorrebbe rimanere ancora alla Sampdoria: «Non sono ruffiano ma voglio la Sampdoria a vita. Qui sto bene, vivo di passioni ed è l’ambiente ideale. La città è splendida e la mia famiglia si trova benissimo. Se non mi caccia la Sampdoria, io resto».

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