30 anni fa la vittoria della Coppa delle Coppe: il ricordo di Luca Pellegrini

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L’ex capitano Luca Pellegrini racconta, 30 anni dopo, la vittoria della Coppa delle Coppe: «Avrei sputato sangue per vincere»

Sono passati 30 anni dalla gara di Goteborg in cui la Sampdoria sconfisse l’Anderlecht aggiudicandosi la Coppa della Coppe, grazie a una doppietta di Vialli. Luca Pellegrini, capitano di quella squadra, ha ricordato l’impresa ai microfoni de il Secolo XIX.

MOMENTO – «Per me quella finale rappresentava la partita della rinascita, dopo una stagione tribolata per guai muscolari che mi avevano costretto a saltare anche le sfide dei quarti con il Grassopphers e la semifinale con il Monaco. E nello stesso tempo una rivincita sull’anno precedente, il ko di Berna con il Barcellona. Se sei intelligente aiutano più a crescere le sconfitte delle vittorie. Il nostro era stato un percorso di crescita e non di programmazione, come aveva confermato anche il ds Borea. Eravamo partiti per Goteborg con rabbia e consapevolezza. Io avrei sputato sangue per vincere, perché questa volta all’aeroporto a Genova, al ritorno, volevo trovare i nostri tifosi».

FINALE – «L’avevamo preparata bene. Sapevamo che le punte dell’Anderlecht erano pericolose in contropiede e non gli abbiamo concesso spazi. Penso anche che contro il trio Pellegrini-Vierchowod-Mannini, se stavamo tutti bene fisicamente, non ce ne fosse per nessuno. Avremmo potuto fare la difesa a 3 già a quei tempi. E in porta c’era Pagliuca. Una volta consolidata la fase difensiva, bastava solo fare gol e là davanti non eravamo messi male».

TIMORI – «Paura dei supplementari? No. Eravamo un gruppo all’apice della sua forza. Gli ingressi di Salsano e Lombardo (per Invernizzi e Katanec) avevano avuto un peso. Quella era la tipica partita che Fausto subentrando “spaccava”. Avevamo la superiorità territoriale, le distanze erano corte, e uno come lui lì era un moto perpetuo. Si faceva trovare sempre libero al posto giusto al momento giusto».

RICORDI – «Quella Coppa mi ha lasciato il marchio. Ricordo i 7.000 nostri sostenitori che coloravano lo stadio di blucerchiato e non smettevano mai di cantare. E ricordo Paolo Mantovani che appena atterrati, con i tifosi fuori ad aspettarci, mi tocca la spalla e mi dice “esci tu per primo con la Coppa”».