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Lucchini: «Lombardo ha dato il DNA a questa squadra, ora c’è da blindare la salvezza. Io sarei rimasto fino al ritiro alla Samp, ma mi hanno mandato via» – ESCLUSIVA

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Stefano Lucchini, ex giocatore della Sampdoria e vice allenatore del Campobasso, quest’oggi ci ha concesso una lunga intervista esclusiva

Stefano Lucchini ha vissuto delle stagioni importanti in blucerchiato le quali ora, a quindici anni di distanza, gli sono rimaste nel cuore. L’ex giocatore della Sampdoria ha scelto di rimanere nel mondo del calcio e sta vivendo una stagione importante come vice allenatore del Campobasso. Nella giornata odierna ci ha concesso un’intervista esclusiva tra ricordi doriani e temi relativi all’attualità del Doria. Le sue parole:

La Sampdoria si sta rialzando dopo una stagione complicata. Che idea si è fatto della stagione dei blucerchiati?

«Guarda, sinceramente non mi aspettavo una stagione di sofferenza come quella dello scorso campionato. Mi aspettavo una stagione diversa, era stato scelto un allenatore giovane come Donati. Purtroppo i risultati non sono stati dalla sua parte, e si sa che i cambi non sono mai un buon segno. Adesso è arrivato Lombardo, che ha un grande senso di appartenenza, e ha risollevato un pochettino con qualche risultato la classifica. È ancora difficile la strada, ma perlomeno ha intrapreso una strada dove si vede un po’ di luce».

La sterzata è arrivata con il ritorno in panchina di Attilio Lombardo. Come valuta il suo lavoro?

«Sicuramente ha trasferito tanto del suo attaccamento ai colori della Sampdoria. Lui ha vissuto da giocatore degli anni importanti e quindi ha trasferito una mentalità, un DNA che rispecchia un po’ il suo passato alla Sampdoria. E quindi oltre che sotto l’aspetto tecnico tattico, secondo me ha dato quel qualcosina in più attraverso quel DNA, quel senso di appartenenza, che possono trasmettere solo coloro che hanno vissuto e che hanno giocato alla Sampdoria. Quindi è un valore in più che non tutti gli allenatori che vengono ad allenare la Sampdoria possono dare, perché solo chi l’ha vissuta sulla propria pelle, mettendosi e indossando quella maglia, possono dare quel qualcosina in più».

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Tra i blucerchiati stanno spiccando le prestazioni di Nicholas Pierini e Tjas Begic. Sono due giocatori che le piacciono?

«Pierini l’ho visto quando giocava a Venezia ed è un giocatore importante, un giocatore che crea superiorità, un giocatore che ha nell’uno contro uno la possibilità di creare e di saltare l’uomo. Begic non lo conosco bene, però penso che oltre a loro in avanti la Sampdoria abbia anche Brunori e Coda, che sono due giocatori che hanno il gol nel proprio DNA. E secondo me se vado a valutare singolarmente ogni giocatore della Sampdoria, è sicuramente una squadra con giocatori importanti. Poi non sempre il singolo giocatore fa la differenza, deve essere messo in un contesto dove tutto funziona per il meglio. E purtroppo all’inizio dell’anno non è stato così, ci sono stati dei miglioramenti sicuramente con i nuovi innesti e col cambio con l’arrivo di Lombardo».

La Samp a tre giornate dalla fine è praticamente equidistante tra playoff e playout. Per cosa deve lottare la squadra di Lombardo?

«Penso che vista la stagione scorsa sia urgente raggiungere il prima possibile i punti salvezza per mettersi tranquilli. E allora lì, se si arriva alla salvezza velocemente, allora posso guardare un pochettino un po’ più in alto. Ma penso che l’obiettivo che si augurano tutti, penso all’interno della società e anche per quanto riguarda la tifoseria, è che si arrivi il più velocemente possibile a raggiungere la salvezza. Poi il resto probabilmente è un sogno un po’ per tutti, e non è detto che non possa succedere, ma se devo guardare l’atto pratico guardo sicuramente i punti per consolidare la categoria quest’anno senza il rischio che ha avuto la scorsa stagione, perché poi ricordiamo tutti purtroppo com’è andata a finire».

Qual è il ricordo più bello che ha dei suoi anni alla Sampdoria?

«Ne ho veramente tantissimi di ricordi belli, perché io sono arrivato nel duemilasette e la prima partita ufficiale che abbiamo fatto a Marassi ho fatto gol. Praticamente era il mio esordio in una competizione europea, e alla prima partita ho fatto subito gol. Speravo fosse uno di tanti gol, che invece è stato l’unico nei quattro anni che ho vissuto alla Sampdoria. E mi ricordo il derby vinto l’anno della Champions League per 1-0, con il mio assist ad Antonio Cassano per il gol di testa. Sono momenti che mi porto sempre e che ricordo con grandissimo piacere. Ma io veramente ho vissuto quattro anni incredibili. E nei quattro anni metto anche l’ultimo, che purtroppo non è andato benissimo a livello di squadra e anche a livello personale, perché quando una squadra retrocede probabilmente anche a livello personale non hai dato e non sei riuscito a dare quello che ti aspettavi. Però io ho solo ricordi belli, perché si era creata una certa empatia tra me e la tifoseria. Io sono tornato un paio di volte a giocare contro la Sampdoria, con il Cesena e l’Atalanta, e l’accoglienza che ho avuto dalla curva è stata veramente incredibile, quindi si è creato un legame importante. Io l’ho detto, e qualcuno lo sa anche da parte dei tifosi, che l’anno che sono andato all’Atalanta sono andato via perché la società ha voluto mandarmi via, ma io avevo un altro anno di contratto, avevo parlato di poter rinnovare anche in bianco, con la speranza di riuscire a tornare in Serie A e quindi di poter poi discutere il rinnovo di contratto nel modo in cui andava discusso. E purtroppo non ci sono state le condizioni, la società ha deciso di fare altre scelte, ma io mi vedevo a finire la carriera alla Samp, perché quando sono andato via avevo già trenta anni e mi vedevo lì fino alla fine».

«Eh purtroppo oggi le dinamiche e le società di calcio sono un po’ diverse, arrivano direttori nuovi e ognuno di loro prende le proprie decisioni. Quello lo so, purtroppo per fortuna il calcio è fatto di queste dinamiche e le ho vissute. Però ti dico la verità, io sarei rimasto fino a fine carriera, perché mi sentivo proprio bene. Sentivo, quando tu hai un legame così forte con la tifoseria e così, poi diventa tutto più facile per come stai in campo e nella vita quotidiana. Io avevo questa sensazione, stavo proprio bene, e purtroppo le dinamiche mi hanno portato lontano, ma chissà che un giorno, adesso che faccio l’allenatore, la Sampdoria possa rientrare nel mio percorso e quindi che ci sia la possibilità un giorno di ritornare».

A Campobasso state vivendo una stagione importante che vi sta portando a poter recitare un ruolo da protagonisti in vista dei playoff per la promozione in Serie B. Qual è il suo giudizio su questa annata?

«Questa è una stagione importante, stiamo disputando una stagione importante per il risultato che abbiamo raggiunto con una giornata d’anticipo, perché siamo quarti matematicamente. Come dicevi, le prime tre hanno fatto un campionato incredibile, perché Arezzo, ma anche il Ravenna soprattutto nella prima parte di stagione è stata protagonista di un campionato incredibile, hanno investito tanto per essere lì davanti e si deciderà tutto per chi andrà in Serie B all’ultima giornata. Noi abbiamo fatto un percorso di crescita incredibile, perché siamo partiti con l’obiettivo di migliorare la classifica dello scorso anno, che era il dodicesimo posto, e avevamo l’ambizione di essere protagonisti e di entrare nei playoff. Abbiamo fatto ancora meglio perché nei playoff ci siamo entrati e ci siamo stati tutta la stagione, nelle prime dieci posizioni. Poi nella seconda parte di stagione quando la squadra ha preso un’identità, perché noi abbiamo cambiato tantissimo da inizio anno, tanti giocatori, quando siamo cresciuti sotto l’aspetto di gruppo e sotto le dinamiche tecniche e tattiche che chiedeva mister Zauri, noi abbiamo raggiunto un quarto posto che secondo me abbiamo meritato per quello che abbiamo fatto vedere in campo. Noi siamo andati su tutti i campi per vincere le partite, in casa e fuori, e ci siamo riusciti tante volte, quindi questo vuol dire aver raggiunto una consapevolezza e una quadratura sotto tutti gli aspetti».

Nella squadra sta vivendo una grande stagione Elia Tantalocchi, portiere arrivato in prestito proprio dalla Sampdoria. Che idea si è fatto del giocatore classe 2004?

«Elia sta disputando una stagione importante da protagonista. Ha praticamente sempre giocato, forse ha saltato una o due partite, è cresciuto sotto l’aspetto caratteriale e tecnico. Ha ancora grandissimi margini di miglioramento sia tra i pali sia nell’impostazione del gioco per partecipare alla manovra, perché ormai il portiere è una parte integrante della manovra della squadra. Però è un giocatore che ha anche una mentalità di sacrificio, lavoro, per cercare di crescere, di raggiungere un sogno, un obiettivo che lui si è prefissato, che è quello di arrivare il più in alto possibile. Ha tutto per essere protagonista in futuro, crescere e provare a realizzare il suo sogno e raggiungere i suoi obiettivi».

Capitolo Nazionale. Chi pensa che sia l’allenatore giusto per ripartire dopo la sconfitta contro la Bosnia? Circolano tra gli altri i nomi di Conte, Mancini e Allegri.

«Io sinceramente faccio fatica a darti un nome, perché sono tutti grandissimi allenatori. E io penso, ma è un mio parere, giusto o sbagliato, non posso dirlo, che in questo momento non sia una questione di allenatore, sia più una questione generale dei giocatori che vanno in Nazionale. Noi abbiamo, se andiamo a guardare il campionato italiano, pochi giocatori italiani che giocano e sono protagonisti nel nostro campionato o nei top campionati europei. E questo secondo me è un problema, non è tanto l’allenatore, che noi di allenatori bravi ne abbiamo e li cercano in tutto il mondo. Il problema secondo me è far crescere dei giocatori che poi possono essere funzionali in Nazionale, perché se andiamo a vedere l’Italia che ha vinto nel duemilasei e andiamo a vedere i giocatori che erano in campo, da Totti, Del Piero a Cannavaro, Nesta e così, se andiamo a vedere la Nazionale di oggi dei giocatori che sono nelle big italiane o europee non ce ne sono così tanti. E secondo me bisogna rifondare quello che è un pochettino tutto il calcio. Io ho allenato per qualche anno le primavere di Cremonese e Feralpisalò e penso che vedere oggi la Primavera due, che è diventata non più un under diciannove ma un under venti, vedere dei ragazzi che a venti anni giocano ancora in Primavera è un problema. Questo perché probabilmente negli altri campionati europei, vedi la Francia, vedi la Spagna, a sedici, diciassette, diciotto anni ci sono giovani che giocano in prima squadra. Noi a venti anni li facciamo giocare ancora in Primavera e quindi penso che bisogna guardare bene dentro nel movimento e fare delle riforme che possano far crescere al meglio i nostri giovani per renderli funzionali un giorno alla nostra Nazionale. Penso che noi abbiamo cercato di far delle riforme ma non le abbiamo azzeccate in pieno, anche quella della possibilità di far giocare e di fare minutaggio in Lega Pro. C’è, ma è quasi una forzatura che a volte purtroppo non esalta realmente il giovane, perché sei obbligato tra virgolette a farlo giocare e quindi fai giocare il giovane che vai a prendere in base alle possibilità che hai. E questo secondo me è un errore, gioco perché merito, non perché devo fare minutaggio, e secondo me purtroppo questo è un altro problema che abbiamo. La Serie C dovrebbe essere il fulcro per far crescere i nostri giovani, ma quelli che meritano di giocare, non solo perché sono giovani e possono fare minutaggio».

Si ringrazia Stefano Lucchini per la gentilezza e disponibilità mostrate nel corso di questa intervista

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