Hanno Detto
Jacobone: «Il ct deve essere un selezionatore, non un tecnico di club. Maldini? Gli era stato posto il veto»

Alessandro Jacobone ha rilasciato un’intervista esclusiva a MilanNews24! Tra i temi emerge quello legato al delicato momento della Nazionale
Continua a tenere banco in Italia il caso Nazionale dopo la bocciatura di Pirlo per la panchina azzurra e le conseguenti dimissioni di Maldini e Leonardo. Di questo e tanto altro ha parlato Alessandro Jacobone in un’intervista in esclusiva a MilanNews24:
Partiamo innanzitutto dalla vicenda che ha riguardato Maldini e la Nazionale, visto che direttamente e indirettamente quando c’è Maldini di mezzo si collega sempre al Milan. Tu in questo senso hai visto un parallelo con quanto capitato nel 2023 con l’addio di Maldini al Milan, oppure credi che siano due vicende opposte?
«Quella di Maldini legata al Milan fu una situazione che Maldini visse passivamente, nel senso che fu convocato e fu messo alla porta. Oggi abbiamo una situazione diversa, dove lui ha scelto di non applicare quello che era il patto sottoscritto solo quattordici giorni prima, in mancanza di quella fiducia e di quella carta bianca che probabilmente gli era stata assicurata e poi non confermata quando gli è stato posto il veto».
Al di là della vicenda che ha portato alle dimissioni, dal punto di vista calcistico come ti spieghi la scelta di virare su un profilo come Pirlo dopo i contatti, veri o presunti, con Ancelotti prima e Guardiola poi?
«Questo sicuramente. È anche vero che, se escludiamo Mancini e Conte, che a quanto pare sia Leonardo sia Maldini avevano immediatamente escluso nella loro visione del nuovo corso, non vedo un gran numero di allenatori disponibili all’altezza del blasone della Nazionale.
Carlo Ancelotti probabilmente è stato contattato ma era impegnato con il Brasile, mentre Guardiola ha fatto attendere la Federazione per alcuni giorni prima di comunicare la volontà di vivere ancora il suo periodo sabbatico.
Secondo me la Nazionale sarebbe stata il coronamento della sua carriera: riportare l’Italia ad avere dignità e orgoglio sarebbe stato un traguardo straordinario per un allenatore che ha sempre dichiarato di provare un forte affetto per il nostro Paese.
Detto questo, io resto della vecchia scuola. Ritengo che il commissario tecnico debba essere prima di tutto un selezionatore, non un allenatore di club. Deve saper individuare i venticinque giocatori migliori nel momento giusto, scegliendoli dai vari campionati. La selezione è una cosa diversa dall’allenare una squadra e non riesco a capire perché si voglia trasformare la Nazionale in un club, quando club non sarà mai».
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