
Il Livorno può contare sempre su tifosi molto caldi, che sono anche nel mondo dello spettacolo. Tra questi c’è anche Paolo Virzì, ormai residente a Roma, ma che ricorda sempre Livorno, anche se con una punta d’amarezza: «Ci torno solo per trovare mia madre: da quando sono nati i miei figli, mi sposto di rado». Un disincanto, però, che si estende anche alla situazione calcistica della città. Virzì, che ha due maglie labroniche in casa (Danilevicius e Vitulano), approfonidsce i suoi sentimenti verso il mondo del pallone attuale: «Il calcio da tempo mi annoia, provo un interesse al massimo antropologico – dice il regista – Forse c’entra il mio distacco dalla città dove sono nato e cresciuto, distacco che è stato il tema implicito del secondo film livornese». Se il Livorno è ritornato in A, il regista è un po’ più duro con la sua città natale: «Livorno era una città di lavoratori, adesso a loro si sono sostituiti pensionati e disoccupati. Il declino è evidente e l’attaccamento all’identità, espresso anche attraverso un simbolo come la società di calcio, assume una connotazione straziante». Insomma, il giudizio di Virzì su Livorno è netto: «La città è in crisi ed il calcio non può bastare da solo a rianimarla».