Bereszynski sincero: «Punto ad andarmene». E l’affare saltato con l’Inter…

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Bereszynski senza peli sulla lingua: «Non lo nascondo, punto ad andarmene. Con l’Inter trattative avanzate, poi è saltato l’affare»

Tanti i temi toccati da Bartosz Bereszynski nella lunga intervista rilasciata al portale polacco przegladsportwy.pl. Il terzino della Sampdoria, ormai da due anni all’ombra della Lanterna, si trova a suo agio nel Bel Paese: «Mi piace l’apertura degli italiani. Il loro modo di essere, il loro modo di vivere. È fantastico che tu possa andare in città e incontrare anche persone più anziane sedute in gruppi sulle panchine. Apparentemente non fanno nulla, si parlano soltanto, ma noti che si godono la vita, il momento. Sembrano felici, ci sono molti posti con caffè ad un euro nei quale si entra, si beve un espresso e si esce. Poi quando passeggio molte persone sono affascinate da mio figlio Leo, perché è biondo. Quando Maja va a fare una passeggiata con lui si fermano a guardarlo e dicono: “Che bello!”. È piacevole e la dice lunga su come siano: penso che l’apertura e la cordialità siano belle caratteristiche degli italiani».

Dal suo arrivo alla Samp, Bereszynski è riuscito a battere squadre ai vertici del campionato italiano come Juventus, Napoli, Milan, Inter e Roma: «Non ho ancora vinto a Torino, e questo non mi va giù. Contro la Juve ho giocato e abbiamo vinto, ma a Genova. Sono belle statistiche. È bello uscire da San Siro o dall’Olimpico vittorioso, e la Sampdoria è famosa per il fatto di poter superare queste big. Anzi, spesso ha problemi con le squadre più piccole. Cosa mi ricordo di quelle partite? Gli esterni. Perisic dell’Inter, perché era molto difficile da arginare, dovevi essere concentrato tutto il tempo. Anche El Shaarawy è temibile, ma il Papu Gomez quando è in forma è il centrocampista offensivo più pericoloso in Serie A».

I ritmi a Bogliasco sono intensi: «Ci alleniamo molto e sodo, lavorando tanto su tattica e analisi video. Quando sono arrivato alla Sampdoria, per un mese o due ho avuto incontri individuali con il vice allenatore. Mi ha spiegato come muovermi, come comportarmi. Era necessario che automatizzassi i miei movimenti in campo il prima possibile, perché non avevo tempo come lo hanno avuto Skriniar o Andersen. Loro non hanno giocato per mesi, dal momento del loro arrivo a Genova. Per me che ho dovuto giocare da subito, è stato un po’ diverso. Cosa può fare la Samp in questa stagione? È difficile da dire. Abbiamo sicuramente bisogno di vittorie contro squadre sulla carta più deboli. Non può che essere così: nello scontro con Frosinone il possesso della palla era dell’80% per noi, ma alla fine i tre punti li han portati a casa loro».

Nonostante ormai abbia acquistato una certa fama, il cognome del difensore crea ancora qualche problema: «Non ho mai sentito pronunciare correttamente il mio nome. Ho letto anche in un articolo dove era scritto in 3-4 modi diversi, tutti sbagliati. Ma ormai non ci penso più. Tutti mi chiamano “Bere”, così è più facile, anche se non suona molto bene (ride, ndr)». Anche Fabio Quagliarella, che Bereszynski definisce un leader silenzioso: «Non è particolarmente aperto, ha avuto problemi privati con la faccenda dello stalker. Non parla molto, ma ognuno di noi conta sul suo aiuto. Questa stagione è la più prolifica della sua carriera e ci ha sempre spronato ad avere un atteggiamento migliore quando non abbiamo giocato bene».

Passando a parlare di mercato, il classe ’93 sembra avere le idee ben chiare: «La Samp non è un club che trattiene i giocatori. Non è un segreto, la politica dei trasferimenti è chiara: comprare a basso costo, vendere per decine di milioni. Ci sono molti esempi: Skriniar, Muriel, Schick, Torreira… Quasi ogni anno partono due o tre calciatori. È difficile costruire una squadra per le coppe europee, fortunatamente Giampaolo è un così bravo allenatore che i nuovi riescono rapidamente ad inserirsi in Serie A. Con l’Inter ci sono state trattative, anche avanzate, però sono molti i fattori che devono essere presi in considerazione in un trasferimento e tutte le parti devono essere d’accordo. In questo caso, l’affare non è andato a buon fine: un peccato, ma era difficile. Io continuo ad allenarmi duramente per fare un altro passo in avanti. Prima o poi ci sarà un’altra offerta e magari il trasferimento andrà in porto. Non l’ho mai nascosto, è il mio obiettivo. Per fare in modo che succeda, però, devo fare bene alla Sampdoria, quindi ora non mi preoccupo di negoziare con l’Inter».

Su un possibile futuro in Premier League, Bereszynski dribbla abilmente ogni risposta: «Il punto è che l’Inghilterra è collegata con Genova attraverso la bandiera. So che secoli fa, quando la città era una repubblica marinara molto potente, l’Inghilterra aveva adottato la bandiera di Genova perché grazie a questa la sua flotta viaggiava più sicura. Conosco un po’ la storia. Da Genova partì anche Giuseppe Garibaldi per la spedizione che unì l’Italia nell’Ottocento. Ho visitato la Liguria, Milano e Firenze: mi piace identificarmi con il luogo in cui vivo», ha concluso il terzino.