Beretta, dal campo alla TV: «Felice di aver smesso, seguo sempre la Samp»

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Moreno Beretta racconta l’addio al calcio: «Contento della mia scelta. Lavorare per “Quelli che il calcio” mi permette di seguire la Samp»

Ligure, sampdoriano, e con un felice passato nella Primavera blucerchiata. Moreno Beretta, ora ventitreenne, ha detto addio al calcio giocato perchè quell’ambiente non gli apparteneva più, e adesso lavora come inviato per “Quelli che il calcio” su Rai2: «Sono arrivato dal settore giovanile dell’Entella e gli anni passati con la Sampdoria sono stati bellissimi per me. Sono quasi arrivato a giocare in prima squadra – racconta a SampTV – poi ho iniziato a girare in Lega Pro, ma i miei ricordi che ho a Genova sono fantastici e sono felice di aver fatto questa scelta. Negli anni con la Samp ho fatto molti gol e ho raggiunto anche la Nazionale U18 e U19, quindi ero molto contento. Purtroppo il susseguirsi della mia carriera non è stato altrettanto felice, ma va bene così. Il settore giovanile della Sampdoria è stato sempre una grande famiglia – prosegue – sono ancora molto legato con Tufani, che è stato il mio allenatore per due anni. Ma anche con i dirigenti e i compagni, in particolare Sampietro – che è stato il mio capitano – ci trovavamo molto bene. Questa era la marcia in più rispetto alle altre squadre, saper coinvolgere i ragazzi ed essere come una famiglia».

NESSUN RIMPIANTO – Chiuso il libro dei ricordi, Beretta passa a spiegare i motivi per cui ha rinunciato alla sua più grande passione: «Quando si esce fuori dall’ambiente Sampdoria, ahimè, le cose cambiano: la Lega Pro è diversa, c’è del professionismo, c’è chi lo fa per campare. Esiste solo il cercare di arrivare, e possibilmente anche schiacciando gli altri: era un mondo che non mi piaceva, e per questo ho deciso di abbandonare. L’ho fatto con una lettera, sulle orme di Filippo Cardelli della Lazio, sintetizzando il rapporto che c’è fra i calciatori e le società, che non sempre li tutelano. Ci sono situazioni che fanno male al mondo del calcio: in Italia ci sono ancora tante cose da fare per migliorare, a partire dai settori giovanili. Bisognerebbe insegnare agli allenatori e alle altre persone nell’ambiente che un ragazzino di 11 anni non deve per forza vincere la partita, ma deve sapersi divertire, deve imparare e migliorare. Questi sono i primi passi per arrivare nelle prime squadre e per arrivare ad essere competitivi anche a livello internazionale, cose che non siamo. Dopo aver scritto la lettera sono stato contattato da molte testate giornalistiche e, paradossalmente, anche da squadre: magari quando non giochi non ti cerca nessuno, scrivi una lettera e ti cercano tutti come fossi diventato un fenomeno».

QUELLI CHE IL CALCIO – Ora il suo nuovo impiego gli garantisce non solo un’entrata economica, ma anche la possibilità di seguire la sua squadra del cuore ovunque vada: «E’ nata un’amicizia, mi hanno cercato e hanno subito apprezzato il messaggio che volevo dare io, senza speculazioni sulla mia scelta. E’ per questo che ho deciso di lavorare con loro, hanno voluto raccontare la mia storia in maniera scherzosa e mi trovo molto bene. Seguo la Samp anche in trasferta, ad esempio sono tornato da Crotone con i tifosi della Sud, e sono situazioni per me nuove. Il fatto di aver smesso di giocare mi ha portato molta felicità. La possibilità di seguire la Samp è divertentissima, sono sempre stato tifoso e noto che quest’anno la Samp gioca abbastanza bene: la seguo sempre – conclude Beretta – e spero che la stagione si concluda nel miglior modo possibile».