Calciatori e tempo libero, parla Pagliuca: «Boskov mi assillava»

pagliuca audero
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Pagliuca commenta la vita dei calciatori di oggi che, sembra strano, non è tanto diversa da quella che conducevano loro. E su Boskov…

Non sono pochi, purtroppo, i giocatori che nel tempo si sono messi in luce per atteggiamenti sopra le righe soprattutto fuori dal campo. Non tutti possono essere professionisti seri come Quagliarella che, sia da ragazzo che oggi da uomo, non ha mai fatto parlare di sé a meno che non si trattasse di qualcosa di fenomenale fatto sul terreno di gioco. Ci sono diversi tipi di eccessi: c’è chi ama i locali, c’è chi fare festa con gli amici, chi correre con le proprie auto sportive. E in questo ultimo campo però, c’è anche chi per eccessiva velocità, mista magari a disattenzione, ha rischiato grosso. È notizia recente quella dell’incidente di Bruno Peres alla guida della sua autovettura. Il mondo dei calciatori di oggi è uguale a ieri, forse ci sono meno social network e le notizie allora uscivano fuori solo se c’era un fotografo presente, ma riguardo alle teste calde non c’è differenza.

A confermarlo è Gianluca Pagliuca che equipara il passato al presente: non è cambiato molto da quando era lui, in compagnia di Ronaldo, a girare per locali o a fumare nei bagni insieme a Signori. Anzi, forse, oggi, i giocatori sono un po’ più professionali: «Una volta c’erano molti più scavezzacollo» ammette su Repubblica l’ex portiere. «Quando ero all’Inter mi toccava tenere a bada Ronaldo, che aveva vent’anni e ci invitava tutti ad andare in discoteca anche il giovedì. Non c’erano i social, ma c’erano i giornalisti o qualcuno che ti conosceva. Nessuno diceva niente finché le cose andavano bene, poi le grane venivano fuori se si perdeva una partite». E sugli allenatori poliziotti che controllano i propri ragazzi ammette che anche Boskov gli dava consigli: «Gli allenatori più intransigenti di solito sono quelli che da giocatori ne hanno fatte di tutti i colori, forse perché sanno come funziona. Quando ero alla Sampdoria e mi ero appena fidanzato, Vujadin Boskov mi assillava ogni giorno: “Tu devi sposarti, così diventi più tranquillo”».