Candreva: «Daremo fastidio. La Sampdoria può fare un bel campionato»

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Antonio Candreva manda un messaggio a tutte le squadre di Serie A: le parole dell’esterno della Sampdoria

Antonio Candreva, esterno della Sampdoria, manda un messaggio chiaro a tutte le squadre di Serie A. Ai taccuini de Il Secolo XIX, Candreva esalta il gruppo e sottolinea l’importanza di divertirsi.

CAMPIONATO – «Daremo fastidio a tutti, divertendoci. Possiamo fare un bel campionato. Secondo me pensando partita dopo partita possiamo fare un campionato bello, divertendoci, dando fastidio a qualsiasi squadra ci affronti. Non sottovalutiamo l’importanza del divertimento e dell’entusiasmo. Questo gruppo così ampio, di giovani e meno giovani, ha le carte in regola. Poi si vedrà»

MERCATO – «Quando si è saputo che ero sul mercato dell’Inter ci sono stati gli interessamenti di varie squadre, lo confermo, ma la Samp è stata la più decisa e il suo progetto è stato il più facile da condividere. È stato piacevole sentire il direttore, il presidente, il mister, Fabio. Ci sono state tante telefonate ma tutte simili, si sentiva la spinta positiva e la mia scelta onestamente è stata facile. Devo dire è bello venire in una società dove ti cercano in tanti, ti senti subito a casa. Scelta giusta? Al 100%. Non sono parole di circostanza, mi sono trovato da subito come a casa».

RANIERI – «Non lo conoscevo personalmente ma conoscevo come tutti la sua carriera. Ha vinto, ha tanta esperienza, ha fatto bene ovunque sia andato, anche l’anno scorso alla Sampdoria ha fatto benissimo. Son qui per lui e per fare bene insieme. Abbiamo un bel rapporto e speriamo sia duraturo».

RUOLO – «Nel calcio di oggi, che si è evoluto molto, si devono fare due fasi, difensiva e offensiva. E tanti allenatori giocano con il piede invertito, con mancino a destra o viceversa. Ci sono tante tipologie di esterni e non credo non ci siano più esterni forti. IL mestiere dell’esterno si è complicato, prima l’ala spingeva, il terzino difendeva e stop. Adesso devi saper fare tutto».

MODULO – «Faccio bene sia il 4-4-2 che il 4-3-3. In carriera ho fatto tutti e due i ruoli, dipende da quello che chiede l’allenatore. Ora gioco nei quattro».

TERZINO A CAGLIARI – «Il massimo che avevo fatto è il quinto di centrocampo, il terzino non lo avevo mai fatto. A Cagliari è stata un’emergenza e abbiamo sopperito così. Gol di Nandez? Magari si poteva temporeggiare e aspettare il recupero di Yoshida, magari mandarlo sull’esterno, ma sono frazioni di secondo. Si può sbagliare».

TRENTENNI – «Il lavoro del calciatore è cambiato, la tecnologia e gli studi sulla prevenzione degli infortuni anche e molto. Oggi ci sono modi per correre meno in campo senza perdere efficacia. C’è una nuova cultura del riposo, degli allenamenti, dell’alimentazione. Tutto questo fa sì che la vita del calciatore e degli sportivi duri molto di più. Io penso sia questo, non che le nuove leve siano più scarse perché non è così».

DAMSGAARD – «Non mi ha colpito perché lo vedo in allenamento. Ma non diciamolo troppo, è molto giovane e va fatto crescere in tranquillità. Deve e può migliorare tantissimo, ma dobbiamo lasciarlo maturare senza ansie. Se giocherà una volta male non andrà massacrato. Ha il piglio della gioventù e io gli auguro di mantenerlo perché si vede che va in campo con uno spirito leggero e giusto. Tutti noi più adulti dobbiamo aiutarlo e in qualche  modo tutelarlo dentro e fuori dal campo perché i ragazzi giovani in questo calcio subiscono grandi pressioni».

KEITA – «Mi dispiace abbia avuto questo piccolo infortunio in allenamento che ha interrotto la continuità che stava trovando e si iniziava a vedere anche nelle prestazioni. Dispiace perché ha bisogno di trovare il ritmo per dare il meglio e questo stop ritarda il tutto. È forte e non lo dico io, lo aspettiamo a braccia aperte perché può servire molto là davanti».

INFORTUNIO – «Sto recuperando, non era una grossa cosa e faccio lo scongiuro che sia l’unico stop. Io in carriera non ho mai avuto infortuni e non vorrei iniziare adesso».

CORONAVIRUS – «Prima del calcio ci sono cose ancora più importanti. Il Covid mette in ginocchio il mondo e tengo a ringraziare tutto il personale sanitario che dal primo lockdown a oggi non ha mai smesso di lavorare duramente per garantire la salute di tutti, non certo solo dei calciatori. Io parlo come papà e cittadino prima che sportivo e chiedo che tutti rispettino le norme di sicurezza perché solo remando tutti nella stessa direzione possiamo sconfiggere questo virus che tanto ci sta spaventando. Noi calciatori abbiamo la responsabilità di dare il primo esempio».