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Casinò di Sanremo: sei dipendenti condannati per furto

Redazione

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Dopo ben dieci anni, il Casinò di Sanremo torna a far parlare di sé. La vicenda incriminata risale infatti al 2011, quando cinque croupier e il controllore comunale furono arrestati con l’accusa di furto nelle roulette del noto casinò e, nel 2013, condannati al carcere.

Nel 2017 la notizia tornò alla ribalta con la prima udienza preliminare nel tribunale di Imperia con l’allora giudice Laura Russo che tuttavia dichiarò la sua incompatibilità, passando gli atti del processo al giudice Alessia Ceccardi, con un nuovo rinvio dell’udienza al 2018.

Si arriva ai giorni nostri con il processo bis di primo grado in cui dopo il patteggiamento di due incriminati e la messa alla prova di uno, Giuseppe Ricca, Emiliano Cappello e Giuseppe Caruso vedono una nuova sentenza: anni addietro infatti la Corte d’Appello aveva annullato la prima per un vizio di forma, rinviando il tutto a un nuovo processo di primo grado. La condanna prevista dal giudice Antonio Romano è di 3 anni di reclusione per Cappello, 3 anni e 2 mesi di reclusione per Caruso, e 3 anni e 5 mesi per Ricca. 

Insomma, la notizia delle nuova sentenza per i tre porta inevitabilmente alla luce un episodio che getta un’ombra scura sul rinomato Casinò di Sanremo.

Un evento, questo, che sottolinea ancor di più quanto il controllo e la sicurezza sia fondamentale nel settore del gioco d’azzardo. Oggigiorno la stragrande maggioranza delle persone tende a riversarsi su internet, complici anche la maggiore accessibilità a questo tipo di intrattenimento. In questo senso, la sicurezza diventa ancor più importante, essendo il web un posto tanto grande quanto ricco di potenziali pericoli. Affidarsi sempre a siti sicuri, certificati e autorizzati AAMS, come ad esempio 888 online casino, permette di giocare in totale tranquillità senza temere truffe, raggiri e mancati pagamenti. 

Era il 26 e il 27 gennaio 2012 quando Giuseppe Ricca – controllore comunale – e gli altri croupier dipendenti Luigi D’Armi, Emiliano Cappello, Andrea Baracchini, Stefano Covatta e Giuseppe Caruso furono arrestati a seguito di un’indagine guidata dal Procuratore Roberto Cavallone e partita dalla Presidenza del Casinò dopo la segnalazione di irregolarità provenienti dall’interno.

Le telecamere erano infatti riuscite a immortalare ben sette furti, anche se non si è mai esclusa la presenza di altri reati.

Il furto avveniva attorno alle roulette del casinò. Normalmente questo tipo di gioco prevede la presenza di diverse fiches colorate per ogni giocatore, un meccanismo sicuramente complesso per i croupier che devono provvedere a separare tutte le fiches e distribuirle al giusto proprietario.

Per sopperire alla fatica dei croupier, corre in aiuto il “Ficheur”, uno strumento in grado di separare meccanicamente le fiches per colore, garantendo l’ordine e l’immediata disponibilità per le distribuzioni nel gioco. In uno degli episodi immortalati tuttavia è possibile vedere come gli indagati si impossessassero delle fiches: un croupier consegna quelle di scarto del valore di 500 euro al controllore comunale il quale poi le porge al cliente. In alcuni casi è stato verificato che ingenti furti avvenivano anche in breve tempo e a poca distanza l’uno dall’altro, come quando il 7 novembre e il 15 dicembre 2011 vennero effettuate sottrazioni di 2000 euro utilizzando fiches da 500, a poche ore di scarto l’una dall’altra. 

Non solo immagini inequivocabili dei dipendenti che si appropriavano delle fiches, ma a supporto dell’accusa vi sono anche intercettazioni telefoniche.

D’altronde questo non fu il primo e ultimo caso di furto: il primo, il più grande, fu scoperto nel 1981, con l’arresto di 100 persone, tra croupier e clienti stessi, accusati di far risultare false vincite.

L’episodio più recente nel casinò risale invece al 2017, quando un croupier fu accusato del furto di 200 euro mentre era a servizio al tavolo verde, facendo scivolare abilmente nella tasca delle banconote. Evidentemente non fu abbastanza veloce per un cliente, che notandolo, fece scattare l’allarme.

Insomma, se è vero che la prudenza non è mai troppa è altrettanto vero che forse, si preferisce il gioco online non solo per una maggior accessibilità anche a causa della pandemia da Covid-19, ma anche per una maggior sicurezza data da un controllo sicuramente capillare durante tutte le sessioni di gioco. Controllo che chissà se in futuro, con le dovute tecnologie, non potrà essere implementato anche nei casinò tradizionali.

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