Coronavirus, Guerra: «Il rischio è aumentato, il protocollo deve adeguarsi»

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Ranieri Guerra, vice direttore dell’Oms, ha parlato del’aumento di casi da Coronavirus e delle conseguenze sul calcio italiano

Ranieri Guerra, vice direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e membro del Cts, ha parlato, ai taccuini de La Gazzetta dello Sport, dell’aumento dei casi Covid e delle conseguenze per il calcio italiano.

RISCHIO AUMENTATO- «Il rischio è aumentato per tutti e i calciatori sono parte di una comunità: entrano, escono, tornano a casa, vivono in famiglia, come tutti. Non ci si può sorprendere che l’aumento dei contagi avvenga anche in questo mondo».

CALCIO VULNERABILE- «È aumentata la circolazione nel Paese ed è naturale che sia avvenuto nel calcio, che segue l’andamento dell’infezione».

COME CI SI INFETTA- «Il problema è che non c’è una risposta chiara e definitiva. O meglio, non le abbiamo ancora queste risposte. Si parla di soggetti super infettanti, ma non abbiamo ancora capito se esistano realmente o se esistano delle modalità e dei contesti super infettanti. Per esempio, abbiamo notato una diffusa trasmissione del contagio fra i coristi in una chiesa. Sappiamo che il calcio è uno sport di contatto, dove in campo non si può rispettare il distanziamento. Nel calcio e negli sport professionistici si è provato a mitigare questo rischio con una diagnostica frequente».

FREQUENZA DEI TAMPONI- «Le 48 ore rispondono alla necessità di non infettare altri giocatori. In una fase di forte crescita raccomando a tutti massima cautela per evitare focolai. Ma le variabili sono numerose. Se passo per strada e incrocio una persona infetta per cinque secondi non mi succede niente. Bisogna vedere come ci si incontra. Esiste una durata e una intensità del rischio».

ISOLAMENTO E QUARANTENA- «Una cosa è l’isolamento. Un’altra la quarantena che riguarda i contatti stretti. La regola d’oro è quella dei 14 giorni. Ma l’Oms sta facendo una proposta anche al Governo italiano di ridurre questo periodo a 10 giorni con un test del tampone alla fine di questo tempo. Un modo anche per non tenere “quarantenate” 500mila persone nello stesso momento. Sull’isolamento la nostra proposta è quella di “liberare” il soggetto non con il doppio tampone, ma con 10 giorni di isolamento e 3 di completa asintomatologia».

VIAGGI TRA NAZIONALI E COPPE PERICOLOSI- «Il problema è conoscere ciò che succede in tutti gli altri Paesi. Una domanda che ho fatto ma in effetti non ho trovato una risposta. Sarebbe auspicabile che la Fifa studiasse un protocollo comune. Poi le situazioni sono diverse. Una cosa ora è giocare in Francia con 20mila contagi al giorno e un’altra in Italia con 5mila».

BOLLA STILE NBA- «Allora si disse che non tutte le squadre avevano una struttura a propria disposizione per realizzarla. Il Cts interviene con delle soluzioni di natura sanitaria. È il calcio che eventualmente deve proporla».

PROTOCOLLO VA RIVISTO- «Va aggiornato man mano che i numeri cambiano. Penso sia opportuno essere flessibili e applicare le indicazioni che di volta in volta la situazione epidemiologica suggerirà».