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De Scalzi: «Così nacque Lettera da Amsterdam. Nuovo album? Chissà»

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L’autore di Lettera da Amsterdam Aldo De Scalzi racconta la nascita della celebre canzone e apre la porta a un possibile nuovo album a tinte blucerchiate

Oggi, 14 febbraio, è il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati. Al di là dei rapporti interpersonali, quello con la Sampdoria per tutti i tifosi blucerchiati è un rapporto speciale, un amore speciale. Di questo amore speciale il manifesto musicale è arrivato quasi 26 anni fa dai fratelli De Scalzi, che nel 1991 pubblicarono Il grande cuore della Sud, album che fece da colonna sonora ai festeggiamenti dello Scudetto doriano. Ai microfoni di SampTV in questa giornata speciale ha parlato proprio l’autore di quelle canzoni, Aldo De Scalzi«La passione per la musica me la trasmise mia madre che era insegnante di pianoforte, anche se poi intraprese la carriera da cuoca, quella per il Doria fu mio papà che aveva l’abbonamento anche se lavorando tanto non riusciva mai a portarmi con lui. La prima volta allo stadio andai col signor Carrea, ancora me lo ricordo: era un tifoso del Genoa e mi portò a vedere un Genoa-Prato, nell’unico anno della squadra toscana in Serie B. Ricordo che eravamo in gradinata sud e il Prato giocava con una maglia celeste e io, piccolissimo, gridavo “forza Doria!” e questo mi dava dei pattoni gridandomi “stai zitto, se no ti porto via!”. Evidentemente la sampdorianità era insita già da piccolissimo».

DE SCALZI: «MANCINI ERA IL CALCIO» – Si passa poi ai ricordi della Sampd’oro e agli idoli di quei tempi: «Da ragazzino il mio idolo era Cristin, ma il più grande è stato Mancini, era semplicemente il calcio. Eravamo molto amici, fu lui a darci il gancio con Mantovani per il disco sulla Samp. Mi venne la prima idea e mi misi a scrivere, poi si aggiunse mio fratello e decidemmo di fare un concept album sulla Sampdoria. Mancini ci diede il numero di Mantovani e chiamai, mi feci passare il Presidente, ne parlammo un po’ e gli mandammo una cassetta e ci disse che i suoi figli ne erano entusiasti, che la ascoltavano sempre e che erano commossi, ma c’era un problema. Una canzone non era propriamente sulla Samp, Mantovani mi disse: “Erano i tempi non rientra propriamente nella nostra politica, preferiamo esaltare la Sampdoria che parlare di altri”, gli dissi: “Presidente, se vuole la togliamo e ne facciamo un’altra, anche altre due” e dopo un breve silenzio mi fece: “No va be’, faccia come se non le avessi detto niente, come se non ne sapessi niente, è la più bella“».

DE SCALZI: «COSÌ È NATA LETTERA DA AMSTERDAM» – «Lettera da Amsterdam? Nacque così: eravamo nell’ufficio del Presidente Mantovani e alle sue spalle vidi una foto della sirenetta di Copenhagen con una sciarpa blucerchiata al collo probabilmente messa da un tifoso. Ci venne quindi l’idea di raccontare una storia simile, di un tifoso fuori dall’Italia, non per forza la Danimarca. Cantandola venne bene con le ciminiere e i tulipani e quindi ci spostammo sull’Olanda. Ho adottato due ragazzi brasiliani che al tempo avevano 6 e 8 anni, naturalmente feci sentire loro le canzoni e la prima volta che li portai allo stadio, fu una delle gare in cui partì la sciarpata con Lettera da Amsterdam in sottofondo. Quando la sentirono uno si alzò gridando “questo è il mio papà!” lo presero quasi per matto. Fu emozionante».

PROGETTI FUTURI – Un nuovo album sulla Sampdoria? Il primo è uscito nel 1991 e possiamo dire che ha portato bene, ma qualche tempo fa grazie a un’idea di Enzo Tirotta io, mio fratello, Pensie, Manolo Strimpelli e Matteo Monforte ci siamo incontrati per far cose, e intendo mettere insieme qualche idea… Qualcuna ce n’è venuta, ma non dico altro».

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