
Enrico Dordoni, ex giocatore della Sampdoria, è intervenuto in merito al momento attuale che sta attraversando la compagine doriana
Il momento della Sampdoria continua a far discutere in vista del prosieguo della Serie BKT 2026/27. Durante la trasmissione Forever Samp in onda su Telenord, l’ex difensore blucerchiato Enrico Dordoni ha espresso le proprie valutazioni sulla squadra e sul percorso intrapreso. Nel corso dell’intervento, Dordoni ha dedicato spazio anche ai singoli giocatori, soffermandosi sulle caratteristiche e sull’impatto di elementi come Abildgaard, Tutino e Lauritsen. Le sue parole hanno offerto una lettura approfondita del gruppo a disposizione del Doria, tra aspetti positivi e margini di crescita. Vi riportiamo di seguito le sue dichiarazioni:
ABILDGAARD – «Abildgaard è un giocatore di valore, perché porta fisicità ma anche qualità. Ha dentro l’animus pugnandi, quella voglia di combattere che piace molto ai tifosi. In realtà dovrebbe essere una caratteristica comune a tutti, ma in questo momento sono altri giocatori che stanno mancando sotto questo aspetto. Lui invece si mette sempre a disposizione dei compagni, aiuta la squadra e si sacrifica quando serve. Per quanto mi riguarda è promosso».
VERSCHAEREN – «Ora bisogna riuscire a recuperare Verschaeren. L’ho visto poco brillante, quasi spento e fuori dalla partita. Probabilmente ha pagato la lunga inattività. A Palermo aveva disputato una grande gara, mentre questa volta è sembrato completamente estraneo al gioco e ha fatto più fatica a incidere».
TORNEO – «Il campionato dimostra sempre che le squadre più competitive costruiscono le proprie basi partendo da una difesa affidabile. Quando subisci 2 gol a partita significa che qualcosa nel reparto arretrato non sta funzionando e c’è un problema da analizzare in modo approfondito. Serve intervenire e trovare delle soluzioni».
CATANZARO CORRADI – «Se contro il Catanzaro non dovesse arrivare un risultato positivo, credo che anche la posizione di Corradi non potrebbe non essere messa in discussione. Mi dispiace dirlo, perché sembra una persona equilibrata e serena, ma forse in alcuni momenti appare fin troppo distaccato rispetto alle difficoltà che sta attraversando la squadra».
TUTINO – «Sono un difensore di Tutino, perché parliamo di un giocatore con qualità tecniche fuori dal comune. A Palermo, però, ha avuto un’occasione in cui il discorso sul ruolo passa in secondo piano: quella palla doveva finire in rete. Non importa essere prima punta, seconda punta o ricoprire un altro ruolo, in certe situazioni bisogna trovare il gol e non permettere al portiere avversario di realizzare la parata della giornata».
«Questi episodi poi possono lasciare delle scorie che una squadra si porta dietro. Quando i risultati non arrivano, inevitabilmente cresce la pressione, può nascere malcontento all’interno del gruppo e aumenta anche il nervosismo. A quel punto diventa tutto più complicato da gestire».
LAURITSEN – «Lauritsen era probabilmente l’ultimo giocatore a cui avrei affidato il calcio di rigore. Era appena entrato in campo e si vedeva che non era ancora al meglio: appariva affaticato, correva in modo poco naturale e probabilmente il recupero dall’infortunio al soleo è stato più complesso di quanto inizialmente si pensasse».