ESCLUSIVA – Bonazzoli: «Ripresa della Serie A a discapito della Sampdoria»

emiliano bonazzoli sampdoria
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Esclusiva SampNews24 – Bonazzoli sulla Serie A: «Siano i medici a discutere sulla ripresa, non allenatori, giocatori e presidenti»

La redazione di Sampnews24.com ha raggiunto in esclusiva l’ex calciatore della Sampdoria Emiliano Bonazzoli. Ai nostri microfoni, l’ex attaccante ha parlato della ripresa dei campionati, delle difficoltà dei settori giovanili e del taglio agli stipendi.

Come stai e come stai vivendo l’emergenza Coronavirus?

«Ora mi trovo in Veneto con la mia famiglia. Ci eravamo spostati da Milano dieci giorni prima che chiudessero tutto. Stiamo rispettando tutto quello che hanno raccomandato fare per evitare il contagio».

La ripresa della Serie A pensi che sia possibile?

«Quando sento parlare di ripresa della Serie A penso che non siano allenatori, giocatori e presidenti a dover discutere dell’argomento. Bisogna fidarsi e seguire i medici, la gente competente in materia che sta lottando contro questo virus. Sono loro che devono dirci se c’è la possibilità di tornare a giocare e quando poterlo fare. A oggi non sappiamo nulla, ci sono delle date ipotetiche ma mi sembra affrettare i tempi. Ci sono ancora tante partite da giocare, ma è anche necessaria una adeguata preparazione atletica. Il problema maggiore a mio avviso è che non si ha chiaro quando l’emergenza epidemia terminerà. Facendo anche l’ipotesi migliore possibile, giocando a partire da giugno, possiamo dire che tutte le squadre partiranno dallo stesso punto. Tre settimane prima della prima partita inizierà un mini ritiro necessario per arrivarci in forma. Ci saranno partite ogni tre giorni ed è inevitabile che le squadre con la rosa più grande, penso a quelle che sono state strutturate per le coppe, siano avvantaggiate rispetto a quelle che hanno rose contate e faranno più fatica».

Cosa farà la differenza al rientro in campo? E se invece il sipario sulla Serie A non dovesse più alzarsi si potrebbe parlare di campionato falsato?

«Tutto dipende dalla preparazione atletica, inciderà parecchio sul mini campionato che si verrà a giocare. Dovranno essere bravi i preparatori atletici per evitare infortuni. Una rosa ampia la hanno solo le prime sei massimo otto squadre della Serie A, la Sampdoria e tutte le altre vivono un’altra realtà. È giusto cercare di portare a termine il campionato, senza introdurre playoff o playout. Ci sono squadre che si giocano la retrocessione, è vero. Forse ripartire sarebbe a discapito della Sampdoria che, a oggi, è salva. Però ci sono tanti interessi in ballo anche per altre società. Mi viene in mente il Verona, che è sesto, ovviamente nutre la speranza di ripartire e magari tentare di chiudere agganciando un posizionamento per le coppe. Se non si vuole parlare di campionato falsato è necessario portarlo a termine. Non esiste dare il titolo alla Juventus perché oggi è prima, può essere che la Lazio le vinca tutte fino alla fine meritando di più lo Scudetto».

Quanto inciderà lo stop sui settori giovanili e sui ragazzi nel pieno della crescita come sportivi?

«Lo stop va a discapito anche del settore giovanile. Cinque, sei mesi di stop e nemmeno la possibilità di tornare in campo come la Serie A. Mesi importanti di crescita che andranno persi. La continuità negli allenamenti è importante nei ragazzi, se non li fai perdi qualcosa. Posso fare l’esempio di mio figlio, che fa il portiere. A casa cerco di arrangiarmi per tenerlo in allenamento, ma non è la stessa cosa. Forse la Primavera potrebbe ripartire, sono a un passo dal professionismo ed è giusto farli tornare in campo. Sempre però seguendo il ragionamento principale, l’emergenza deve essere finita».

Chiudiamo con gli stipendi. Secondo te come andrà a finire il braccio di ferro tra società e calciatori?

«La questione stipendi è un ginepraio. Penso che l’esempio migliore l’abbiano dato i giocatori del Borussia Moenchengladbach che tre settimane fa si sono tagliati lo stipendio da soli. Non si può ragionare solo pensando alla Serie A, ogni lega purtroppo ha esigenze diverse. Penso a giocatori che fanno affidamento sui 2000€ al mese per pagarsi il mutuo o mantenere la famiglia. Se a quelli decurti la metà o ancora peggio non paghi lo stipendio, fanno fatica. I calciatori di Serie A devono pensare che le società faranno fatica e avranno enormi perdite: i diritti tv e i mancati incassi. Bisogna venirsi incontro in qualche modo. I soldi che girano in Serie A non girano in Serie B, quindi per ogni lega ci vorrebbero decisioni diverse. Ci saranno società in Lega Pro che non riusciranno a iscriversi al campionato perché fanno affidamento su quei 20-30mila euro che ci mettono i presidenti che hanno delle imprese. E oggi le imprese non guadagnano. Sarà un vero disastro e un bel problema. Ci vuole buon senso da tutte le parti. È logico che ai calciatori non è imputabile lo stop e che, di conseguenza, vorrebbero veder riconosciuti i propri stipendi, ma è una catena. Ci vuole il dialogo e si troverà una soluzione di compromesso».