ESCLUSIVA – Paolo Castellini: «Ranieri in stile Samp. Discorso cessione non ha aiutato»

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Esclusiva SampNews24 – Paolo Castellini: «Ranieri uomo giusto per la Sampdoria, la questione cessione non ha aiutato la squadra»

Paolo Castellini ha militato con la Sampdoria dal 2011 al 2014, rendendosi protagonista del ritorno in Serie A dopo l’annata in cadetteria. L’ex terzino, ritiratosi nel 2014, è stato contattato in esclusiva dalla redazione di Sampnews24.com. 

Paolo, come stai e come trascorri il difficile periodo?

«Fortunatamente tutto bene».

Ripresa del campionato, Spadafora ha un po’ spento gli animi. Come vedi la situazione? 

«È l’unico contro ma è tra quelli più importante che decide. Da giocatore vorrei finire quello che ho iniziato, tanto tempo così non si sta fermi neanche d’estate. Ma allo stesso tempo c’è stata una problematica più grande di noi, mai accaduta prima. È per tutti una novità e mi sembra di capire che qualunque cosa si faccia si sbaglia, perché si scontenta qualcuno, da tutti i punti di vista a tutte le categorie. Parliamo di una cosa pesante in qualsiasi direzione si prenda, c’è una marea di gente che è morta e persone che possono essere contagiate. La cosa sembra stia andando meglio ma si dice potrebbe esserci un’altra ondata. Calcisticamente parlando si può riprendere secondo il protocollo che hanno detto, ma quante squadre? E che categoria? Solamente la Serie A… e anche lì, come si fa a garantire tutto? È impossibile e lo capisco. Ma capisco anche le necessità delle società e anche del Paese, le entrate del calcio sono pesanti per le casse dello stato. Allo stesso tempo non ci si può permettere di ricominciare e poi fermarsi di nuovo. Diventerebbe pesante per i giocatori di B e di C. Uno potrebbe dire di non giocare più perché si rischia la vita, sfido chiunque a dire l’opposto. Lo dice uno che fino a 4 anni fa giocava a calcio e avrebbe avuto voglia di giocare».

Sarebbe giusto compromettere l’inizio del prossimo campionato per finire questo?

«Siamo il Paese più bello del mondo e con delle risorse assurde, stiamo sempre lì sul grigio e non andiamo mai fino in fondo nel prendere una decisione. La Spagna, che è messa malissimo dal punto di vista dei contagi, lo ha detto: o si gioca e si accetta la decisione, o chi non accetta retrocede. C’è una seconda strada, poi, che è quella di dire che se non ci sono le condizioni di giocare la classifica rimane così. In questo modo c’è già una via. Noi siamo messi così da tre mesi e ancora non si è deciso cosa fare. Ci sono queste problematiche ed esistono cose più grandi del calcio? Sì, quindi fermiamoci, seppur a malincuore. I medici hanno fatto per mesi turni massacranti e senza vedere le famiglie, sono degli eroi, e noi stiamo a preoccuparci se si inizia a giocare o meno. Preoccupiamoci innanzitutto di decidere cosa fare. Almeno bisogna avere la possibilità di percorrere una strada, noi siamo ancora nel limbo. Nel frattempo magari in Premier si stanno allenando, in Bundesliga anche e in Francia hanno fermato. Noi ancora non sappiamo che strada percorrere».

Cosa pensi della stagione della Sampdoria? È arrivato l’aggiustatore Ranieri che tu conosci molto bene…

«Hanno preso un allenatore giusto per la situazione. Una persona e un uomo veramente che sa calarsi in qualsiasi tipo di riflessione. Peccato per la stagione, è andata un po’ così, ma lui è il profilo perfetto perché ha anche uno stile che si addice molto allo stile Samp. La stagione è nata male, si arrivava da anni in cui è stato fatto un calcio di un certo tipo con mister Giampaolo. La partenza è stata diversa e probabilmente c’erano giocatori con in testa le linee guida di Giampaolo e non sono stati pronti a prendere in considerazione quello che ha proposto Di Francesco. Poi Ranieri cerca di aggiustare subito le cose in maniera pratica, io c’ero quando venne a Parma, eravamo messi malissimo ed eravamo disperati. Lui fece un miracolo, non noi, tirando fuori il meglio da qualsiasi individuo della squadra, dal primo all’ultimo. Questo lo considero un pregio incredibile, l’ho visto a fare a pochi allenatori. Anche il discorso societario non aiuta, poi quando si ha anche l’alibi della situazione del club anche i giocatori stessi non hanno la serenità che si può avere in un contesto in cui fila tutto liscio. Quagliarella rimane un campione, è fuori discussione, ma non si può pensare di appoggiare tutto il peso delle partite a un giocatore di 37 anni. È tutt’oggi fortissimo, ma non può reggere sempre l’urto e anche in condizioni poche favorevoli».

Murru e Augello, ti piacciono come profili sulla sinistra?

«Murru secondo me ha avuto una crescita esponenziale grazie a Giampaolo. Per me era un buonissimo giocatore, mi ricordo un Cagliari-Sampdoria in cui lo vidi per la prima volta e già si vedeva. Avendo fatto quel ruolo, poi sono stato anche allenato da Giampaolo, riconosco che gli ha dato una solidità dal punto di vista difensivo, con certe accortezze che non sono da tutti gli allenatori, e questo mi piace. L’anno scorso ha fatto un campionato importante. Augello non lo conosco benissimo, l’ho visto giocare e secondo me ha delle qualità e che può crescere. Sono certo che Ranieri, che non è una persona che guarda il cognome, possa considerarlo importante per quello che sarà la sua storia con la Samp. Sono due buoni profili, differenti ma buoni».

Cosa ti hanno dato gli anni alla Samp dopo una carriera già ben costruita?

«Sono stati anni belli perché comunque, non si fa per dire, la maglia della Samp è unica e pesante e ti dà quel qualcosa di unico, è riconosciuta nel mondo. Sono arrivato in B dove si doveva stravincere ma c’era addosso il fardello della retrocessione, e si pensava che col cognome si sarebbe andati in Serie A. Siamo partiti in quel modo lì, la Serie B è complicata e poi ci siamo compattati in modo incredibile e nei momenti topici sono venute fuori le qualità di un gruppo che non era da sesto posto. Gli anni successivi sono stati belli, ci siamo presi delle soddisfazioni vincendo con la Juve andata e ritorno, insomma ho ricordi piacevoli legati anche agli allenatori che sono stati in gamba, in ultimo Mihajlovic. Non lo dico ovviamente per quello che sta passando, ma perché in alcuni momenti si è dimostrato una persona per bene e un uomo vero. Nell’ultimo anno alla Samp gli servivo per una partita ma c’era il mercato, avevo una possibilità di andare al Livorno perché avevo 35 anni e volevo giocare ancora, e mi disse: “Paolo, se hai questa possibilità e vuoi andare io non posso bloccarti qua”. Mi lasciò andare e lo apprezzai moltissimo. Nel cammino di Genova ho ricordo bellissimi, sento ancora dei magazzinieri e fisioterapisti».