ESCLUSIVA – Pozzi: «Serie A? Non si può buttare una stagione»

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Esclusiva SampNews24 – L’ex blucerchiato Pozzi: «Non si può buttare una stagione. La Sampdoria era in salute, lo stop potrebbe incidere negativamente»

L’emergenza Coronavirus ha fermato la Serie A. L’auspicio è quello di tornare in campo, magari nei mesi estivi. Sul tavolo delle trattative, oltre al via libera al campionato, ci sono il taglio degli stipendi e la ripresa degli allenamenti. La redazione di SampNews24.com ha contattato in esclusiva l’ex attaccante blucerchiato Nicola Pozzi per discutere di questi temi.

Il campionato di Serie A è fermo, ma potrebbe ripartire e prolungarsi oltre il termine normale della stagione. Sei d’accordo? 

«Stiamo vivendo una situazione che nessuno poteva minimamente immaginarsi. Se guardiamo le tempistiche in Cina non è così lontano dalla realtà pensare che l’isolamento durerà ancora mesi. Per riprendere la Serie A bisogna garantire in primo luogo la sicurezza generale. Solo quando ci saranno le condizioni, si potrà pensare a terminare la stagione anche oltre il 30 giugno. se necessario. Serviranno proroghe e decreti ad hoc, un cambio di normativa dovrà essere varato, ma non si può buttare all’aria una stagione. Non dimentichiamoci che ci sono società che hanno fatto investimenti. Al primo posto va la sicurezza, al secondo limitare i danni economici che sono incalcolabili».  

Da ex calciatore come pensi sia possibile tornare ad allenarsi? E come sarà la condizione atletica alla ripresa delle partite?

«Nello scenario migliore possibile, tornando a maggio in campo, bisognerà tenere conto che a livello fisico e di prestazioni, la condizione generale non sarà la stesa. Ci saranno delle ripercussioni. L’eventuale ripresa sarà condizionata da questo fattore. Varrà per tutte le squadre, sarà una situazione che metterà tutti sullo stesso piano. I calciatori non potranno mai essere allo stesso livello di quando il campionato è stato interrotto. Sarà una condizione quasi da inizio ritiro. Da professionisti si stanno sicuramente tenendo in allenamento, ma resta comunque difficile. Dovranno essere garantiti un numero minimo di giorni prima di poter fissare la prima gara di campionato. Sul modo di riprenderli poi, ho qualche perplessità. C’è un emergenza sanitaria in corso, non so che senso abbia mettere i calciatori a rischio. Forse il lavoro fisico e atletico può essere fatto, ma tutto il resto non ho idea di come si possa fare. Servirà un richiamo di preparazione. Ora il paese è bloccato a casa, i calciatori non fanno eccezione». 

Mettiamo anche che si riesca a ripartire. Il calendario potrebbe prevedere anche partite ogni tre giorni, una maratona. Ci sono parecchi rischi per i calciatori a livello di infortuni?

«Sempre che si riparta, è logico che il calendario sarà serrato. Sarebbe bene portare a termine la stagione, anche perché non puoi far finta di non aver giocato più della metà del campionato. Ci sono interessi in ballo, società che hanno fatto investimenti. Non puoi dire al Benevento che ripartirà dalla Serie B. Sono cose difficili da valutare a tavolino. Gli interessi sul piatto sono tanti. Qualche squadra trarrà vantaggi dalla ripresa e per altre sarà uno svantaggio. Se ci saranno le condizioni di sicurezza, si potrebbe pensare di finire il campionato a luglio. A quel punto però bisognerà tenere conto che la condizione atletica sarà diversa. Sarà un finale anomalo, sarà tutto condizionato. Ma la cosa positiva è che tutti saranno alla pari. Per i calciatori c’è un altro aspetto da non sottovalutare: il rischio di infortuni si alza. Per questo motivo parlavo di un richiamo di almeno due settimane, se gli allenamenti saranno troppo pochi i rischi saranno elevati». 

Il tema principale sul tavolo sembra il taglio degli stipendi dei calciatori per abbassare le perdite dei club. Cosa ne pensi? 

«Ho smesso da poco e posso dire che avrei accettato il taglio. Se il campionato non finisce, è giusto che i calciatori si adeguino. Diversa la situazione in caso di una proroga: portando a termine la stagione non comprenderei un taglio degli stipendi. Al massimo si può parlare di una decurtazione limitata dello stipendio per andare incontro alla propria società, che ha avuto delle perdite economiche derivanti il lungo stop. Ma ci deve essere buon senso da entrambe le parti». 

Passiamo alla Sampdoria. Quante ripercussioni possono esserci per il morale e la concentrazione nel rientrare in campo dopo tutto questo tempo? 

«Per tutte le squadre di Serie A, in testa alla classifica e in fondo sarà un terno al lotto il ritorno in campo. Se dobbiamo mettere su una bilancia i fattori positivi e negativi, saranno i secondi quelli maggiormente percepiti. La Sampdoria, al momento dell’interruzione, era una squadra in salute. Aveva ottenuto una vittoria in rimonta che dava morale. Il modo in cui è arrivata poteva essere un’ottima spinta. Lo stop in questo caso lo vedo come un lato negativo. Ma potremmo fare lo stesso ragionamento per tutte le squadre di Serie A. All’atto pratico bisognerà vedere con che testa e condizione si ripresenteranno sul campo. Oggi è veramente difficile fare delle previsioni, è quasi un azzardo. Certo dopo una vittoria importante, sofferta, dando sul campo una sensazione di salute, può essere che si riprenda da dove si è finito. Oppure soffrirà più delle altre. Ma è una condizione comune. Stessa cosa vale per la lotta scudetto: la Lazio era in super salute, l’Inter aveva preso una batosta. La Juventus è forte, ma nessuno può dire cosa succederà alla ripresa».