Ferrero: «Giampaolo non si muove. Quagliarella? Merito mio»

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Il presidente della Sampdoria era presente all’evento United for Genova all’hotel Principe di Savoia di Milano

Massimo Ferrero era presente all’evento United for Genova, organizzato all’hotel Principe di Savoia di Milano per le vittime della tragedia di ponte Morandi. Il presidente della Sampdoria ha incontrato la stampa per affrontare i temi più scottanti del calcio giocato, iniziando dalla convocazione in nazionale di Fabio Quagliarella: «Quando l’ho preso, nessuno credeva in lui. Era l’ultimo giorno di mercato, mi trovavo sul treno Bologna-Roma e cercavo di convincere Cairo a cedermelo. Mi ha fatto diventare pazzo, hanno perfino dovuto cacciarmi dal vagone del silenzio. Al Torino stava in panchina, ho creduto nella sua voglia, nel suo stile e nel suo carattere. Gli ho fatto un regalo, permettendogli di tirare fuori il meglio di sé. Ha 36 anni e gioca ancora, più di così… Tutti dite che è bravo lui, sarà stato più bravo Ferrero. È come nel cinema: chi vince l’Oscar si prende il merito, il produttore che mette i soldi invece nessuno. Pensavate fosse un uomo finito, per me è un uomo iniziato. Il Milan non me l’ha mai chiesto, ma non glielo avrei comunque dato. Deve finire la carriera alla Samp. Ogni tanto gli chiedo quanta autonomia abbia perché è vecchietto».

Su Giampaolo: «Non va da nessuna parte. Sono convinto e felice perché ognuno di noi ambisce a qualcosa. Lui è pronto per una big e se lo chiamano lo mando subito, sarebbe un regalo per la sua prossima squadra. Devo dire, però, che per me gli allenatori sono come le mogli: ogni tanto vanno cambiati. Skriniar? L’Inter ci ha visto lungo. Mi aspettavo facesse così bene, vendendolo ho dato via un pezzo di cuore». Ferrero conclude parlando dei casi di razzismo di cui si è recentemente macchiato il calcio italiano: «Chi ama il calcio si diverte e poi va via. Sto lottando per portare le famiglie allo stadio, chi fa buu non ama il calcio e non dovrebbe più entrare allo stadio. Perché per quattro persone che danno fastidio dobbiamo fermare una partita di pallone che è anche uno sfogo per le famiglie?».