Giampaolo avverte la Samp: «Una big? Non allenerò ancora per molto»

Giampaolo Sampdoria
© foto Db Trento 28/07/2018 - amichevole / Parma-Sampdoria / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Marco Giampaolo

Giampaolo inquadra i problemi del calcio italiano: «Manca un blocco, non produciamo talenti. L’obiettivo con la Samp? Trovare equilibrio»

Uno dei problemi più evidenti che riguardano il calcio italiano è rappresentato da quella che dovrebbe essere la massima espressione del movimento calcistico nostrano, la Nazionale. Un pareggio strappato in extremis con la Polonia e una sconfitta in Portogallo la pongono già a rischio retrocessione nella Nations League, risultati che sono la naturale prosecuzione del pessimo periodo storico che stanno attraversando gli azzurri, culminato con la mancata partecipazione al Mondiale in Russia. A parlare di questo e di altri problemi che interessano da vicino l’Italia e di riflesso la Serie A è stato il tecnico della Sampdoria Marco Giampaolo: «Il lavoro del c.t. è difficile: fatichi a creare una squadra pescando singole entità nei club. Puoi saltare questo step se hai tanti talenti. C’è un attaccante della Juve, del Milan, dell’Inter e della Roma che gioca nella Nazionale? Il problema non lo risolve nessun c.t., – ha affermato Giampaolo a Corriere.itma il tecnico è sempre l’agnello sacrificale. Mancini ha bisogno di stage per mettere a posto i giocatori che ha».

Il problema principale è che l’Italia sembra non essere più in grado di produrre talenti: «l tempo dedicato all’attività è minore rispetto a prima. Prima giocavi 8 ore al giorno in strada e se stai lì non studi. Oggi siamo saliti nello studio, chiaro però che hai un’ora per la scuola calcio e stop. Il calcio oggi non è più una questione di vita per i ragazzi, ma un hobby come il burraco. Talento soffocato dagli allenatori? Non confondiamo. Penalizzare un talento in virtù di un’idea è un problema, però l’organizzazione è un valore aggiunto. Ma avete visto mai una squadra vincere senza talento? Solo alla Playstation. È il talento che valorizza la partita: non sono io a dire a Quagliarella di fare gol di tacco o a Defrel di tirare all’incrocio. Messi e Ronaldo fanno la differenza, l’allenatore dà una logica».

Un tecnico può dunque incidere molto su una squadra, ma la partita poi la indirizzano i giocatori che hanno il talento per cambiare volto alle partite: «Fa saltare il banco il talento che non è solo tecnica, ma la somma di personalità, furbizia, intuizione, sana presunzione. Adoro i giocatori furbi, odio il vittimismo, i pavidi. M’innamoro invece di chi sbaglia un colpo, viene fischiato e poi ha il coraggio di rifarlo. Il gol di Quagliarella? Un’opera d’arte, inimitabile. Tutti i grandi gol non sono riproducibili. Il calcio è arte e anche lo stupore che genera in quel momento non è ripetibile». Per quanto riguarda invece gli obiettivi con la Sampdoria, Giampaolo si limita a ribadire un concetto espresso già diverse volte: «Migliorare e trovare un equilibrio tra le vittorie con le grandi e le squadre più alla nostra portata. Io in una grande? Amo questo lavoro: è creativo e mi appassiona, ma mi consuma. Non penso di poterlo fare per tanti anni e guardo al futuro. Alla Sampdoria sto bene. Il grande salto? Mettiamola così – conclude il tecnico blucerchiato con un sorriso –, se lo faccio sono cavoli degli altri…».

Articolo precedente
kownacki mondialeAndersen batte Krapikas. Ma Kownacki lancia la sfida
Prossimo articolo
Sabatini SampdoriaSabatini ancora ricoverato: lieve miglioramento