Giampaolo: «Voglio vincere qualcosa». E consiglia il prossimo allenatore alla Samp…

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© foto As Roma 08/12/2018 - campionato di calcio serie A / Lazio-Sampdoria / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Marco Giampaolo

Il tecnico della Sampdoria si è concesso alle telecamere di DAZN prima della sfida contro il Parma

La Sampdoria sembra aver scacciato la crisi dell’ultimo periodo. Il tecnico Marco Giampaolo, però, vuole restare coi piedi per terra: «La sfida è sempre con me stesso, fondamentalmente sono un orgoglioso. Qui mi danno del talebano ogni tanto, perché non cambio sistema di gioco. Dietro un sistema di gioco c’è un mondo di lavoro, cambiare modulo manda i giocatori in confusione. Se non li avessi allenati sul metodo ci starebbe cambiare, perché non avresti fissato un principio. Io sono molto coerente, non è una coerenza autodistruttiva, credo in quello che faccio, la porto avanti con passione ma la rivisito, la studio».

«La sfortuna è figlia di qualcosa che io devo pensare di poter controllare – continua Giampaolo ai microfoni di DAZN -, devo pensare anche di poter deviare la traiettoria di una palla solo con la forza della mente, senza rifugiarmi in un evento sfortunato. Ho avuto diversi giocatori che diventeranno allenatori, ad esempio Colucci. Magari in un futuro potrà prendere il mio posto alla Samp. La missione è un ideale, la realizzazione di un pensiero alto che noi rincorriamo. Questo mestiere ti usura, ti toglie, ti rende arido, nei rapporti e negli affetti, è una cosa che non mi rende orgoglioso. Ero un calciatore mediocre, che però capiva come bisognava stare in campo, non avevo qualità, non ero veloce, avevo intelligenza calcistica ma non avevo i mezzi per esprimerla. Non avevo metodo, e il metodo è la cosa più importante per un allenatore».

Moduli e tattica fanno da padroni nella mentalità di Giampaolo: «Questa è la mia terza Sampdoria, sono tre squadre diverse. La matrice di tutte e tre è comune, ma le sfumature diverse. Giocavo il 4-3-1-2 già a Siena, poi a Empoli era nel DNA di quel club e io mi sono accorto subito che quella squadra respirava quel tipo di sentimento. Mi piacciono i difensori che sappiano giocare, centrocampisti aggiunti qualitativamente parlando, devi avere però anche lo spirito difensivo. Riguardo Skriniar mi sono accorto subito che aveva livello di attenzione altissimo, che ti permette di assorbire velocemente quello che l’ allenatore consiglia, un’applicazione feroce. Per Andersen ho respirato le stesse sensazioni, sono dello stesso ceppo». Infine, ha parlato degli obiettivi: «Vorrei vincere qualcosa con la mia squadra, che ora è la Samp. Il calcio è una competizione difficile, di settimana in settimana cambiano equilibri, riuscire a lavorare nello stesso club per un medio lungo periodo è già una grande vittoria».

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