2013

Il pagellone di SN24 – Juan Ignacio Antonio

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«Juan Antonio è un colpaccio: aspettiamo e speriamo»; «Stra-magari! Così ci rafforziamo sicuramente»; «Non vedo l’ora che arrivi»: questi i commenti entusiastici che attendevano il “nuovo Pastore” al suo sbarco nella Genova blucerchiata. Juan Ignacio Antonio, fantasista classe 1988, arriva alla Samp dal Brescia nel gennaio 2012, con le aspettative di chi sembra un messia destinato alla gloria. La storia, a posteriori, è stata ben diversa: dopo un anno e mezzo, Corioni sta probabilmente ridendo a voce bassa, per non farsi sentire. Spesso citato per «esser stato compagno di Aguero nella coppia d’attacco dell’Under-17 argentina o per aver giocato nel River Plate (nessuno menziona le appena sette presenze in quattro anni), il ragazzo era reduce da una buona parentesi di sei mesi con le “rondinelle” e viene acquistato in pacchetto con Gaetano Berardi, al “modico” costo di cinque milioni di euro.

A Genova, il trequartista ha spesso diviso: c’è chi in B lo avrebbe voluto titolare con Foggia, c’è chi l’avrebbe voluto silurare in tribuna, chi invece voleva vedere entrambi dietro la punta. Il ragazzo va ad intermittenza, così come le sue folate che portano via 5-6 avversari; peccato che poi, al termine della magia, non rimanga nulla, perché l’assist non è la sua peculiarità. Un po’ strano per un trequartista. Insomma, l’argentino si trascina un senso di incompiutezza anche a Bardonecchia, dove Ferrara lo valuta. Preso da Iachini, suo padre calcistico a Brescia, l’ex River viene messo da parte senza troppi complimenti. Da una parte, ci sono le difficoltà tattiche del collocare un trequartista nel 4-3-3 e l’ostracismo di Ferrara, anche nel momento peggiore: le appena due presenze racimolate in campionato (10′ di gioco) lo dimostrano. Dall’altra, ci sono i suoi infortuni, che lo tengono ai margini. Un peccato, perché persino io – non proprio un amante del suo calcio a folate – lo avrei schierato nel periodo delle sette sconfitte consecutive, in cui c’era un evidente bisogno di sterzare.

Quando poi arriva Delio Rossi, l’argentino è fermo ai box per un altro infortunio. A quel punto, la società decide di mandarlo a Varese, dove ad accoglierlo c’è l’altro suo padre calcistico in Italia: quel Fabrizio Castori così ostile ai colori blucerchiati, ma che fece maturare Juan Antonio nei sei mesi di prestito ad Ascoli. Il tecnico lo prova un po’ ovunque: esterno di sinistra, ala e punta. Anche qui, però, l’argentino non incide moltissimo; quando poi Castori viene esonerato ed arriva Agostinelli, la tribuna lo accoglie regolarmente. Negli ultimi sette incontri di Serie Bwin, non va neanche in panchina; come se non bastasse, gli infortuni continuano a tartassarlo anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Insomma, l’avventura nel varesotto è un fiasco totale.

Adesso, l’unica alternativa possibile per il “nuovo Pastore” è il ritorno alla Samp. A luglio, sarà nuovamente valutato da Rossi; del resto, non ci si può disfare velocemente di un giocatore pagato così tanto. Bisogna fare in modo che non sia un altro errore della gestione del d.s. Sensibile e tentare di recuperare il patrimonio tecnico, in modo da decidere al meglio cosa farne di lui. Il tempo è dalla sua parte, visto che il contratto con i blucerchiati scadrà nel giugno 2015. Personalmente gli conferisco il voto di 5: con tutte le attese che ci sono di lui, l’argentino dovrà fare molto di più. Infortuni permettendo, ovviamente.

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