
Antonio Imborgia, l’ex ds della Salernitana ha parlato del play out di ritorno tra la squadra di Marino e la Sampdoria in programma domenica
L’aria si fa sempre più tesa in vista del cruciale match di ritorno del playout di Serie B tra Salernitana e Sampdoria, un incontro che deciderà chi manterrà la categoria. L’appuntamento è fissato allo Stadio Arechi, casa dei granata, un fattore che la Salernitana spera possa trasformarsi in un’arma in più per ribaltare la situazione.
I blucerchiati arrivano a questo scontro decisivo con un vantaggio considerevole, frutto del 2-0 ottenuto nella gara d’andata al Luigi Ferraris. Le reti di Meulensteen e Curto hanno messo la Sampdoria in una posizione privilegiata, permettendo loro di affrontare il ritorno con due risultati su tre a disposizione (vittoria, pareggio o sconfitta con un solo gol di scarto). Questo non significa, però, che la partita sarà una passeggiata.
La Salernitana, dal canto suo, è chiamata a un’impresa. Per salvarsi, dovrà vincere con almeno due gol di scarto, sperando di non subirne. L’entusiasmo e la spinta del pubblico di casa saranno fondamentali per i granata, che dovranno mostrare una reazione decisa e maggiore concretezza sotto porta rispetto all’andata. Il tecnico salernitano dovrà trovare la chiave per scardinare la difesa avversaria senza esporre troppo la squadra a contropiedi letali.
Entrambe le formazioni dovranno fare i conti con assenze importanti dovute alle espulsioni subite nella gara d’andata. La Sampdoria non potrà contare su Borini, un elemento di spicco in attacco, mentre la Salernitana dovrà rinunciare a Stojanovic, pilastro della difesa. Queste defezioni potrebbero costringere i rispettivi allenatori a rivedere parte dei loro piani tattici, aggiungendo un ulteriore elemento di imprevedibilità alla sfida. La tensione è palpabile e l’Arechi sarà teatro di una battaglia sportiva all’ultimo respiro.
Di questo match ha parlato l’ex direttore sportivo granata Antonio Imborgia nel corso di Goal su Goal a LIRATV:
«L’approccio alla partita è determinante. La squadra avversaria nei primi 20-25 minuti non deve respirare e non deve avere il tempo di pensare. I dieci giocatori di movimento della Salernitana devono pensare di andare nel campo a fare le fiamme. Mi permetto di parlare così perché lì dentro ci sono stato e so quello che può succedere. Qualche volta mi è capitato di vedere le facce dei giocatori delle squadre avversarie, devono avere paura, paura sportiva ovviamente».