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Italia, Sacchi: «A Mancini va fatto un monumento, sono fiducioso»

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L’ex allenatore Sacchi ha parlato in vista degli spareggi Mondiali che vedranno impegnata l’Italia: le sue parole

Arrigo Sacchi, ex allenatore e anche ex c.t. della Nazionale, in una intervista a La Gazzetta dello Sport ha parlato in vista degli spareggi Mondiali che vedranno impegnata l’Italia. Le sue parole su Roberto Mancini.

AZZURRI – «Gli azzurri devono avere la memoria buona e rifare quello che hanno fatto all’Europeo. Il calcio italiano ha sempre tirato fuori il meglio nelle difficoltà. Devono stare tranquilli perché sono già entrati nella storia trionfando all’Europeo, ma soprattutto vincendo con merito. Un’impresa nella desolazione recente del calcio italiano. I club, pur avendo gli stranieri, non vincono da 12 anni. 

Gli azzurri dovranno puntare tutto sulla generosità, sulla passione, sullo spirito di squadra, sul sacrificio, fare una corsa in più per il compagno. Affidarsi alle individualità è come mettere un bastone nei raggi di una bicicletta. Ho scritto a Carlo (Ancelotti ndr) dopo il Clasico: “Ho visto una squadra contro 11 sparpagliati. La squadra era il Barcellona”. Era d’accordo. L’Italia dovrà essere sempre squadra, corta e aggressiva. 

Contro una formazione modesta la cosa migliore è aggredirla e farla sentire piccola. Pressarli per recuperare la palla alta e non ripartire da troppo lontano. Insigne deve ritrovare entusiasmo. Berardi è un campione in continua crescita: fa gol, assist, pressa, ora segna anche di destro. Immobile deve giocare con la sicurezza che ha nella Lazio e restare lucido. Ricordo l’amichevole per i 50 anni Pelé, ero in panchina con Beckenbauer. Azione sulla destra, Pelè, a 50 anni, scattò da sinistra e, 5 passaggi dopo, era sul pallone. Un giorno dissi a Immobile. “Non pretendo che leggi l’azione in anticipo di 5 passaggi, come Pelè, ma non inseguire sempre il pallone”». 

SCAMACCA-RASPADORI – «Scamacca e Raspadori potranno aiutare molto. Scamacca è migliorato tanto. Ora va incontro alla palla e segna di più di testa, deve solo attaccare meglio la profondità. Raspadori è intelligentissimo, rapido, ma deve giocare con una punta davanti e non in fascia, lì si perde. Sono ottimista. Io mi fido di Mancini per quello che ha dimostrato: devono fargli un monumento».