La Sampdoria, il sogno infranto di Bertarelli: «Non faccio altro che ripensarci»

mauro bertarelli
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L’ex Bertarelli e quell’infortunio che compromise la sua carriera: «Non faccio altro che ripensarci. Non avrei dovuto giocare quel giorno»

Ora ha quasi 50 anni, allena la formazione Juniores del Matelica (nelle sue Marche), ma quel rimpianto di aver abbandonato troppo presto la carriera da calciatore lo tormenta ancora. Mauro Bertarelli aveva un grande futuro davanti a sé – passò dalla Juventus alla Sampdoria nell’ambito dell’affare Vialli – ma nel settembre del 1994 si infortunò in Coppa delle Coppe contro i norvegesi del Bodø/Glimt e la sua carriera, di fatto, terminò quel giorno.

Intervistato da Il Secolo XIX, l’ex attaccante blucerchiato è tornato a quei tristi giorni: «Se ricordo? E come si può non ricordare, era appena iniziata la partita e non faccio che pensare e ripensare al fatto che quel match non l’avrei dovuto giocare e invece lo giocai. Avevo avuto un problema muscolare ed ero stato incerto fino al riscaldamento. Poi feci un consulto con Viganò, preparatore atletico, ed Erikkson, e siccome mi sembrava di non avere fastidio decidemmo di provare. La mia partita durò pochi secondi, giusto un paio di minuti e poi quell’infortunio».

Un’uscita azzardata del portiere avversario, poi lo scontro: «Come potrei scordarlo: lancio di Ferri da dietro, io che mi lancio sul pallone, il portiere che esce un po’ scomposto fin quasi fuori dall’area e mi aggancia il ginocchio. Mai sentito così tanto dolore, pensavo
di essermi rotto del tutto la gamba. Quando mi portarono fuori dal campo pensavo di morire». Rohnny Westad, il portiere, non si fece più vivo: «Né lui né quella maledetta squadra norvegese che ci sfidava. Il portiere non venne neppure dopo negli spogliatoio, lasciamo stare va’». Da quel momento, la carriera di Bertarelli finì: «Praticamente sì. Sono stato fermo quasi due anni, due operazioni, la prima andata male e quando sono rientrato a Marassi dopo un anno e 8 mesi dopo non ero più lo stesso. Sentivo quel ginocchio sinistro sempre debole, per riprendermi dopo una partita ci impiegavo tre giorni per il dolore. Non ero più io».

Anche dopo quel tragico infortunio, tuttavia, Bertarelli non ha mai avuto paura di scendere in campo: «No, quella mai. Il coraggio non mi è mai mancato, i tifosi doriani me lo hanno sempre riconosciuto e questo fa piacere. Di quel quadriennio alla Samp le cose che mi porterò dietro in eterno sono Paolo Mantovani, personaggio unico, la vicinanza dei tifosi e poter vivere a contatto con quei campioni. Erano dei miti viventi per me», ha chiosato.