Lady Bertolacci: «Andrea si allena in un gazebo». E il fratello alla Spal…

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© foto Instagram Nicole Murgia

Nicole Murgia, moglie di Bertolacci: «Si allena in un gazebo. Io ho fatto appena in tempo a salire a Genova». E il fratello allo Spal: «Alessandro è preoccupato»

Lei attrice affermata, lui giocatore della Sampdoria. Nicole Murgia e Andrea Bertolacci adesso sono in quarantena nella loro casa di Genova, dopo i casi di Coronavirus scoppiati all’interno del club blucerchiato: «Io sarei dovuta salire comunque a Genova con i bimbi ma ho fatto appena in tempo, perché dopo un paio di giorni è scoppiato tutto il caos – ha racconta a calciomercato.com la moglie del centrocampista -. Non usciamo nemmeno per fare la spesa, la ordiniamo e ce la portano a domicilio. Se capita di andare in farmacia, metto mascherina e guanti. In questo momento ognuno deve fare la sua piccola parte che può fare la differenza, le regole vanno rispettate al 100%».

Le giornate passano lente davanti ai fornelli o alla tv, ma non manca l’allenamento: «Io sono sempre in cucina, faccio tanti dolci ma lui mi ripete sempre che vuole stare a dieta. Si allena in un gazebo che abbiamo all’esterno, ogni tanto anch’io mi unisco a lui. Il pallone? A casa non manca mai, è l’unico modo per tenere fermo mio figlio. Guardiamo Netflix. Abbiamo visto tanti documentari, ora siamo alle prese con Elite, una delle ultime serie uscite. Ma c’è grande attesa per la nuova stagione de La Casa di Carta».

Un po’ di apprensione anche per il fratello Alessandro, che milita tra le fila della Spal: «Ci sentiamo sempre – spiega la Murgia – lui è in una delle zone più colpite dal Coronavirus. Sono tutti un po’ preoccupati e rispettano le regole che vengono date. In questi casi la tecnologia aiuta molta, ogni giorno facciamo video chiamate di famiglia. Poi su Whatsapp abbiamo una chat delle mogli dei calciatori e li ci aggiorniamo un po’ su tutto. Quando abbiamo saputo la notizia il mio primo pensiero è andato subito ai compagni di squadra di Andrea e alle loro famiglie per sapere se stavano tutti bene. È una cosa che può prendersi chiunque, tutti noi siamo a rischio. Nessuno escluso. Ecco perché tutti devono collaborare per far sì che questo virus venga sconfitto».