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Ludovica Mantovani: «Ora la Sampdoria femminile! Futuro? Ho un obiettivo»

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Ludovica Mantovani, presidente della Divisione Calcio Femminile, si racconta a Repubblica: le sue dichiarazioni

Ludovica Mantovani, presidente della Divisione Calcio Femminile, si racconta a Repubblica. Gli obiettivi del movimento, i traguardi già raggiunti e il filo rosso che lega tutto a Paolo Mantovani e al trofeo Ravano.

SAMPDORIA FEMMINILE – «Sicuramente un momento importante. Lo scorso anno ho premiato il Genoa dopo la promozione in C. Adesso mi piacerebbe assistere alla prima della Sampdoria».

TUTTO INIZIA DAL RAVANO – «Ho avuto la fortuna al Ravano di poter vedere, dal 1987, pari diritti e pari opportunità. Mio padre, lo ricordo ancora con orgoglio, ha dato la possibilità a tutte le bambine delle elementari di potersi divertire. All’inizio il torneo era previsto solo per i maschietti, ma ha cominciato a cambiare e non si è più fermato. L’idea di base non cambia: sport per tutti. Fu il coraggio e determinazione di una classe, la Carlo Palli, rappresentati da una bambina di nove anni. Trovarono il mezzo preferito per comunicare di mio padre ed il resto fu una conseguenza».

SCAMBIO DI LETTERE – «Tre le ho ritrovate ed anche il secondo scambio di lettere con mio padre, in cui le bambine sottolineavano che era giusto introdurre quella novità perché i tempi erano cambiati. Avevano tra gli otto e i dieci anni. Le ragazze del 1977 hanno poi premiato le vincitrici del 2019, ma c’è ancora tanto da fare per la parità di genere».

FEMMINILE A GENOVA – «Sono orgogliosa. Le radici sono forti e chiare. Il primo campionato Figc è stato vinto a Genova. In Italia dal 2015 si è introdotta l’obbligatorietà a livello di U12 per i club professionistici. È stato un primo tassello per strutturare tutto un mondo, con la possibilità di acquisire anche il titolo sportivo di squadre dilettantistiche femminili. Prossimi obiettivi il professionismo sostenibile, raddoppiare le bambine tesserate entro il 2025, lavorare sulle infrastrutture. Sviluppare il ‘mondo rosa’ comporta una grande responsabilità e trovo corretto chi ha scelto di osservare da fuori e crescere gradualmente costruendo un ambiente idoneo e protetto».

PANDEMIA – «Siamo orgogliosi di A, B, Primavera, con protocolli chiari a tutela della salute. Anche la serie C ha ripreso. Adesso la Figc ha assecondato anche i desideri dei club di proseguire il campionato Eccellenza ed offerto un’ulteriore opportunità. C’è stata una scelta libera e trovo giusto far fare calcio per chi, rispettando i protocolli, ha investito ed è organizzato per tornare in campo».

OBIETTIVO – «Vivo dall’età di diciassette anni dieci giorni all’anno tra le bambine, condivido le emozioni ed ascolto le loro richieste. Ancora adesso mi chiamano, ringraziano, e si raccontano. Percepisco la loro felicità e passione. Visto che abbiamo la conferma che piace, questa disciplina deve poter essere una scelta di gioco dalle scuole elementari. Quanto dura poi questo innamoramento conta relativamente, l’importante che possa svolgere sempre questa funzione sociale su tutto il territorio italiano perché far praticare calcio è alla portata delle nostre famiglie».

CARICA DI PRESIDENTE – «Tra tutti i fratelli ero sicuramente la più lontana a ritrovarmi un giorno in Federazione, non ho mai pensato a questa opportunità prima che mi contattassero, richiedendo il mio curriculum, ma è successo. Adesso lavoriamo per un calcio senza aggettivi. Mi ripeto, uno sport per tutti».