Editoriale
Mancini non confermato, Lombardo oltraggiato: è l’ennesimo “capolavoro” di Fredberg

Jesper Fredberg ha deciso di non confermare Andrea Mancini nel ruolo di direttore sportivo! Nubi all’orizzonte per la Sampdoria. L’editoriale
È notizia di queste ore il fatto che Andrea Mancini non sarà confermato nel ruolo di direttore sportivo della Sampdoria per la stagione 2026-2027. E quindi procede l’opera di smantellamento, portata avanti dal CEO dell’area sport Jesper Fredberg, il quale uno dopo l’altro, tassello dopo tassello, sta riuscendo ad allontanare dalla squadra tutti gli uomini più fedeli a essa: tutti quei sampdoriani DOC custodi di un vero sentimento d’amore nei confronti del Doria.
E se la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato sicuramente il momento in cui ha deciso di non confermare l’uomo della salvezza, Attilio Lombardo, questo è un altro smacco che il dirigente danese fa nei confronti del club, e soprattutto della sua storia.
Un anno fa si decide di non puntare su chi ha evitato la retrocessione in Serie C dei blucerchiati, ovvero Alberico Evani e Lombardo, che in quel momento era il suo vice. Poi, appunto, meno di un mese fa, non viene confermato lo stesso allenatore, ancora una volta salvatore della patria, e ora si procede con l’allontanamento del professionista – oltre che di un uomo – il quale in questi giorni ha chiesto soltanto autonomia e la possibilità di costruire una rosa, quello che un dirigente con quelle mansioni dovrebbe fare e dovrebbe poter fare.
Fredberg, Tey, Walker e una Sampdoria vittima di se stessa
Ma l’idea della società non è questa, non è questa l’idea di Joseph Tey, non è questa l’idea del suo plenipotenziario Nathan Walker, il cui ruolo all’interno del club ligure è ancora un’incognita. Questo perché non ha un incarico ufficiale, però tutte le decisioni passano da lui. Questa non è un’idea, a quanto pare, anche del CEO dell’area sportiva, o meglio non sarebbe la sua idea, perché non si capisce quanto questa decisione sia arrivata da lui o da chi sta più in alto, ovvero i due precedentemente nominati.
La separazione dall’ex d.s. è qualcosa di vergognoso, perché parliamo di una figura di spicco che ha fatto solo e soltanto il bene. della Sampdoria Parliamo di un uomo che in una situazione disastrata come quella di tre anni fa è riuscito a costruire un organico che, pur tra mille difficoltà, è riuscito a centrare i play-off. Un manager che ha chiuso diversi colpi, portato diversi uomini d’esperienza e diversi profili valorizzati e poi rivenduti.
Breve riassunto dei colpi di Mancini
Parliamo di Matteo Ricci, che ora andrà confermato dato il contratto in scadenza. Parliamo di Fabio Borini, da lui portato a Genova e poi maltrattato dalla dirigenza. Parliamo di tutta una serie di giocatori che hanno dato tanto due stagioni fa, parliamo di giovani arrivati in prestito che hanno fatto molto bene in blucerchiato. Estanis Pedrola, poi bloccato dagli infortuni, e con lui anche Facundo González, che le cose migliori le ha fatte vedere proprio in Liguria, se andiamo a vedere quello che è stato il suo percorso di lì avanti.
Ma parliamo soprattutto di altri tre giocatori: c’è Daniele Ghilardi, ora alla Roma dopo il passaggio all’Hellas Verona, che a Genova ha avuto il suo momento per fare esperienza e diventare un buon giocatore. Parliamo soprattutto di Giovanni Leoni, un’intuizione, prelevato dalla Primavera del Padova con poche presenze in Serie C, valorizzato, rivenduto per una buona cifra; ora al Liverpool dopo l’anno a Parma. Con loro arrivò pure Sebastiano Esposito, che dall’Inter l’estate scorsa è passato al Cagliari; quest’anno ha giocato una grande stagione e che con i colori blucerchiati aveva fatto vedere delle cose importantissime.
Staccandoci da quella stagione e passando alla finestra di calciomercato di gennaio 2026, torniamo a vedere i grandi colpi di chi ha una visione, una grande conoscenza, una capacità di mettere in atto delle rivoluzioni, tutto per il bene della Samp.
È lui che porta Alessandro Di Pardo a Genova, elemento che da subito si è dimostrato importante. È lui che porta soprattutto profili del calibro di Nicolas Pierini e Tjas Begic, due autentiche scommesse: uno che a Parma non vedeva il campo e che è esploso in blucerchiato; l’altro che nel Sassuolo aveva perso sempre più centralità e che con i colori blucerchiati è diventato un imprescindibile. È lui che a gennaio preleva in prestito Matteo Palma, un diciassettenne con poche presenze all’Udinese, che ha dimostrato di cose è capace.
È sempre Mancini che a gennaio scommette su Tommaso Martinelli, portiere classe 2006 con due apparizioni complessive con la prima squadra della Fiorentina, ma sulla bocca di tutti. È lui che porta ancora Manuel Cicconi.
Mancini: solo meriti. Il bene della Samp prima di tutto
E lui che porta tutti questi giocatori, ma soprattutto non è lui che quest’estate porta il fallimentare Gaëtan Coucke, non è lui che porta l’enigmatico mediano francese Jordan Ferri, non è lui che tessera Andrei Coubiș, e sempre non è lui che ha portato Víctor Narro.
E’ semplice fare un bilancio di tutto ciò che di buono è stato fatto e che al 99% è riconducibile ad Andrea Mancini, e anche di ciò che di male è stato fatto dall’attuale dirigenza e che nella stragrande maggioranza dei casi, non è riconducibile allo lui.
E’ semplice, è un bilancio semplicissimo da fare, qualcosa che mette ancor più ombre in quella che è stata la scelta dei vertici di separarsi da lui, in quella che è stata la scelta del trio Tey, Walker, Fredberg per il bene della Sampdoria a quanto pare, un bene con un esercito di virgolette a circondare la stessa parola.
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