2013

Messi, Gilardino e la nazionale: questo è Mauro Icardi

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Ieri c’è stato un “one-man show” al “Ferraris”: il palcoscenico se l’è preso tutto lui, quell’argentino con la faccia da schiaffi e le mani sempre tese alle orecchie, giusto per controllare se i suoi tifosi lo amano abbastanza. Mauro Icardi si è distinto per un poker non da poco, sopratutto se hai 19 anni e hai iniziato a masticare il calcio professionistico solo da qualche mese. Al di là dei complimenti di facciata, c’è da rimanere esterrefatti: “Maurito” ne ha fatti quattro, ma se fosse stato più scaltro, Perin avrebbe dovuto raccogliere molti più palloni nel sacco.

La storia non si fa con i “se” e con i “ma”, disse qualcuno: è vero, ma Icardi rischia di diventare un centravanti devastante, il prototipo dell’attaccante moderno, che sa coprire la palla, aspettare i compagni, cercare la profondità e punirti negli ultimi venti metri. Quest’ultima parte è ancora difettosa nel suo repertorio (leggi alla voce “gol mangiato clamorosamente sull’1-0”), ma l’argentino maturerà e diventerà ancora più forte. Forse non raggiungerà mai i livelli dell’amico Messi, che ieri si è permesso di fare un poker nella gara contro l’Osasuna: peccato che per il numero 10 blaugrana sia ordinaria amministrazione, mentre per il centravanti blucerchiato era la prima volta. Tuttavia, non puoi guardare quei due e fare a meno di accomunarli. Troppi i punti di contatto: entrambi nati a Rosario, tutti e due con i colori blaugrana a crescerli ed ancora amici, nonostante le strade calcistiche li abbiano ormai divisi.

Tornando a paragoni possibili, l’ascesa di Mauro Icardi sta ricordando molto quella di un altro goleador del calcio italiano: Alberto Gilardino. Già, perché i due sono esplosi in situazioni simili: l’allora 20enne Gilardino arrivò a Parma dopo una sufficiente stagione a Verona, richiesto espressamente da Cesare Prandelli. Nel primo anno, egli venne oscurato da Mutu e Adriano; ma, nell’annata successiva, il biellese esplose con reti a ripetizione, tanto da suscitare l’attenzione di molti. I tanti allenatori casalinghi sparsi in questo paese chiesero la sua convocazione per gli Europei 2004 a Trapattoni, mentre Gilardino chiuse la stagione con un poker (guarda un po’..) contro l’Udinese, a quota 23 gol stagionali. Purtroppo, il C.T. decise di fare a meno dell’attaccante e si è visto cosa è successo: la nazionale, nonostante i molteplici talenti, vide poco la porta in quell’Europeo ed uscì nel girone, con tanti saluti al buon “Trap”. Allo stesso modo, Icardi è partito nelle gerarchie dietro Pozzi, Eder e Maxi Lopez: neanche questo è riuscito a fermarlo, tanto che adesso sembra impossibile metterlo in panchina per dare nuovamente spazio all’ex Catania.

Ora lo scenario ritorna: Icardi è argentino e nessuno mette in dubbio la sua voglia di vestire la maglia dell’Albiceleste. Tuttavia, le lodi di Prandelli stuzzicano il ragazzo e la possibilità di vedergli addosso l’azzurro non è impossibile. In fondo, nel 2004, Gilardino avrebbe dovuto spodestare uno tra Del Piero, Totti, Vieri, Corradi, Cassano e Di Vaio. Oggi, la situazione appare molto più facile da sovvertire: Prandelli sta avviando un rinnovamento basato sui giovani e non è detto che non ci sia spazio anche per l’attaccante blucerchiato tra i vari Cassano, Rossi, El Shaarawy e Balotelli. Sicuramente è molto più semplice dell’inserimento nella nazionale argentina, dove in attacco ci sono giocatori di classe mondiale: l’amico Messi, Aguero, Tevez, Di Maria, Higuain.. insomma: si tratta di aspettare e maturare. Gilardino ha segnato ieri il suo gol numero 155 in Serie A; Messi, invece, ha raggiunto quota 44 in stagione ed è diventato l’unico giocatore nella storia della Liga a realizzare almeno una rete per 11 giornate consecutive (!). Forse, anche solo arrivare all’incontro di queste due strade, non sarebbe male per quel ragazzo prodigio che risponde al nome di “Maurito”.

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