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Pellegrini gioca con la Sampdoria: «Vialli e Lanna presidenti. Mancini…»

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Luca Pellegrini immagina una Sampdoria gestita dagli ex calciatori blucerchiati dello Scudetto: il suo sogno

Luca Pellegrini immagina una Sampdoria gestita dagli ex calciatori blucerchiati dello Scudetto: il sogno raccontato a Il Secolo XIX.

BATTUTE«Se dovessimo fare oggi la barriera davanti a Pagliuca chi farebbe il “coccodrillo”? Direi il Mancio… se l’ha fatto Messi…»

PASSATO«Eravamo arrivati pulcini, siamo diventati galletti. E ci voleva un allenatore di polso come Boskov per gestire un gruppo cosÏ. Diceva “prima viene Sampdoria e poi familia”. E per me era così. Ma per tutti noi, direi. Abbiamo sviluppato un fortissimo senso di appartenenza. Siamo tutti sampdoriani».

SOCIETA’ DI EX SAMPDORIA«Sarebbe una storia “stile Mantovani“. Ci vorrebbe una proprietà che conoscesse quell’epopea e i suoi valori e che si fidasse ciecamente di quel gruppo di ragazzi sampdoriani diventati adulti sampdoriani. Mi sembra però che negli ultimi anni le societa di calcio siano diventate appetibili quasi esclusivamente per le multinazionali. Che badano poco ai sentimenti e molto ai propri interessi».

RUOLI«Due presidenti, uno “alla Boniperti”, amministratore delegato, e sarebbe Vialli, l’altro Lanna, che si sta già impratichendo. Mancini direttore tecnico più che allenatore, con Lombardo assistente. Creerei infatti la figura di allenatore di reparto. Pagliuca i portieri, Vierchowod e Mannini i difensori, Pietro giocava sulla propria aggressività, Moreno su furbizia e intuito. Cerezo i centrocampisti. A Invernizzi il settore giovanile. Preparatore atletico Katanec. Dossena… lui secondo me potrebbe ricoprire qualunque ruolo, per acume tattico, intelligenza calcistica. Il suo arrivo era stato fondamentale per quella squadra, rappresentava il tassello mancante per una serie di voci. Quando marcavano a uomo Cerezo, ad esempio, il riferimento diventava Beppe. E poi Pari, sarebbe un ottimo ds…».

PELLEGRINI«A me sarebbe piaciuto fare l’allenatore in seconda, ma quelli di una volta, alla Ciso Pezzotti. Ne abbiamo anche parlato insieme. Supporto dell’allenatore, confidente dei calciatori, all’occorrenza un riferimento anche per la società. Un po quello che sono stato da capitano… ma poi la mia vita ha preso una strada diversa. Non ho il patentino, quindi mi vedrei in un ruolo di rappresentanza, dove poter esprimere il mio senso di appartenenza. Alla Antognoni nella Fiorentina. Se Mancini mi chiamasse per fare il vice? Non ci crederei… non ci sentiamo spesso, quando è mancato mio papà, al quale ho dedicato il libro, mi ha scritto un messaggio. Mi ha fatto piacere».

 RICORDI NON DETTI «Se potessi schiacciare il fatidico pulsante, eccome se tornerei indietro. Cambiando ovviamente solo il finale. Che non è stato bello e ho scritto come sono andati i fatti. Quando ci si confrontava sul titolo del libro, mi hanno proposto “le cose mai raccontate” e ho detto di no, meglio ile cose mai dette. Con Pietro, grandissimo difensore e grande “bastian contrario”, non mi parlavo a causa di un articolo di giornale che aveva seminato zizzania tra noi. Partita di San Siro con l’Inter, decisiva per lo scudetto. Vialli segna il 2-0, tutti e due siamo a metà campo a cinque metri di distanza, la gioia è stata più forte del carattere, ci siamo abbracciati, di slancio. Per poi subito dopo recuperare la distanza. Sul pullman, tornando a Genova, quell’abbraccio era stato l’argomento del viaggio. O di quando,  l’anno dopo lo scudetto, rifanno gli spogliatoi a Bogliasco. A forma di Senato: cinque posti in mezzo, potete indovinare di chi, e gli altri intorno a semicerchio. O di quella volta che  ́Vialli, tornando dalla Nazionale di Sacchi, disse a Boskov che bisogna mettere un po di organizzazione nel gioco. E lui, “Si Luca”. Ma l’organizzazione provava a darla solo quando si perdeva. Quando si vinceva si tornava all’antico, iniziative individuali. E in quel periodo si vinceva spesso…».

GIAMPAOLO«Mi è sempre piaciuto. Adesso il problema pi ù grande con il quale si deve confrontare è l’attacco. Ha solo Caputo e Quagliarella. La forza del suo calcio è l’organizzazione. Deve trovare il modo per fare segnare la Samp, per evitare patemi di classifica».