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Presentazione La Bella Stagione: le parole degli ex Sampdoria ’91

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Gli ex calciatori della Sampdoria raccontano la cavalcata Scudetto del ’91 a margine della presentazione del libro La Bella Stagione

Alle ore 18, presso la Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale, a Genova, interverranno gli ex calciatori della Sampdoria che vinse il primo e unico Scudetto della sua storia. L’evento è stato curato da Mondadori per la presentazione del libro La Bella Stagione (scritto proprio dai protagonisti dell’annata 1990/91), che racconta aneddoti e retroscena su Gianluca VialliRoberto Mancini e compagni.


Gianluca Vialli

«Per me è un momento emozionante. L’accoglienza dei tifosi, gli amici di una volta… Volevamo ricordare tutti i valori di quel gruppo in un libro. Devo ringraziare soprattutto Lanna, che un anno e mezzo fa mi ha parlato di ques’idea. Non eravamo una famiglia: in una famiglia si tollerano certi atteggiamenti. Noi eravamo una squadra con un forte senso di responsabilità. Quando qualcosa non andava, ce lo dicevamo. In questo è stato molto bravo il presidente, che pretendeva che noi trasferissimo tutte le emozioni sul campo».


Roberto Mancini

«Eravamo giovani e volevamo vincere, qualche volta succedeva qualcosa tra di noi. Ma se dopo 30 anni siamo tutti qui, significa che l’amicizia va oltre tutto. Litigata con Bergomi? È stata una mossa tattica di Boskov, disse: “In dieci contro dieci Vialli segna”. Il nostro segreto è stato Mantovani. È stato Borea. È stato Boskov. E poi l’amore per la Sampdoria. Questi fattori ci hanno permesso di compiere quest’impresa. Non ci sono più valori? Sono cambiati i tempi. Ora ci sono più stranieri, i calciatori non giocano per tanti anni nella stessa squadra e ci vuole più tempo».


Francesca Mantovani

«Papà Paolo si stressava, vinceva e tornava a casa felice. Consiglio il libro a tutti, anche ai non appassionati di calcio. Mi sono fermata a pagina 120 per via di impegni causati da mio padre. Il merito va a questa squadra magnifica. Voglio ricordare con affetto Paolo, il dottor Borea e mio fratello Filippo».


Marco Lanna

«Ho avuto la fortuna di nascere nel ’68 e arrivare nell’87 dalla Primavera. C’è stata una serie di circostanze fortunate che mi ha permesso di entrare in questo gruppo straordinario. Sono cresciuto con loro, ero giovanissimo quando ho esordito in prima squadra. Ho subito anche tanti insulti, soprattutto da Vierchowod che mi diceva “Cosa sei venuto a fare qui? Torna in Primavera!”. Negli anni sono rimasto lì grazie alla fiducia del mister. Ho capito di poter stare lì».


Ivano Bonetti

«Nel libro sono state censurate alcune cose che ho fatto. Ero al mare a Riccione, ma non potevo mancare a questo appuntamento. È stata una stagione fantastica, eravamo entusiasti della vita ed eravamo spensierati. Volevamo vincere per festeggiare. Racconto un aneddoto: durante le cene con le mogli, io ero scapolo, non potevo parlare perché i giocatori scalciavano sotto la sedia dicendomi di stare attento. Una volta sono arrivato arzillo e sotto i jeans avevo i parastinchi, così che gli altri non mi facessero male e io potessi dire quello che volevo».


Beppe Dossena

«Inter-Sampdoria? Avevamo la certezza di vincere, anche se mancava la matematica. Io tifoso interista? Sono nato a 100 metri da San Siro, ma in quel momento non contava nulla».


Gianluca Pagliuca

«Rigore parato contro l’Inter? Matthaus tirava spesso forte a incrociare nell’angolino, fortunatamente quella volta ha tirato centrale e mi ruppe la catenina. È stata la parata più importante di tutte».


Attilio Lombardo

«Sono i colori più belli del mondo, saranno rimasti dentro anche ai tifosi del City quando ho mostrato la bandiera durante la premiazione per la vittoria della Premier League. È stato un gesto spontaneo, in quell’occasione l’ho tirato fuori al 93′. È stata una vittoria sudata. Lo Scudetto con la Sampdoria? Abbiamo avuto la fame di vittoria, abbiamo servito sul piatto d’argento ogni pallone per far diventare Vialli e Mancini i gemelli del gol. Dovevamo solamente appoggiare la palla in porta grazie a noi».


Giovanni Invernizzi

«La nostra storia si racconta da sola. Chi è interessato alla Sampdoria, non può non conoscerla. C’erano unità di intenti, senso di responsabilità, voglia di raggiungere i traguardi. Ma soprattutto rispetto e amicizia. Anche il giocatore con meno qualità si sentiva Pelè. Questo riassume il progetto voluto dal presidente Mantovani».


Fausto Pari

«Ero l’unico ragioniere della squadra, andavo a parlare con Mantovani insieme a Vialli e Vierchowod. La scommessa delle mille lire? Ogni volta che mi vedeva, mi stringeva la mano e chiedeva i soldi. La vittoria sull’Inter è stata l’apoteosi, ma già due mesi prima avevamo capito di poter arrivare al grande risultato».


Luca Pellegrini

«Lo Scudetto è stata la finalizzazione di una crescita come uomini e calciatori. Mattoncino dopo mattoncino, siamo arrivati al top. Il vantaggio rispetto alle altre squadre è che noi fossimo arrivati a Genova da giovanissimo, dunque abbiamo potuto coltivare anche fuori dal campo e negli anni la nostra amicizia. I derby? Ci tenevamo tantissimo. Qualche anno fa vidi lo spot “La seconda pelle”. È perfetto, perché quella maglia faceva sentire chiunque genovese. Patto di non lasciare Genova? Io fui escluso. Ebbi la possibilità di andare alla Lazio, ma Mantovani mi disse: “Sarei felice se tu restassi”. Io gli risposi di voler restare a tutti i costi. Essere capitano di quello spogliatoio non fu facile. Ci voleva uno psicologo più di un allenatore, ma Boskov sapeva come gestire le situazioni».


Edoardo Garrone

«Ricordo lo Scudetto da tifoso. Mi hanno fatto vivere gli anni più belli della mia vita. Rivedere quel periodo, mi ha dato tanta emozione come allora. Mio papà Riccardo aveva deciso insieme a Mantovani di avviare la sponsorizzazione con la Erg che ha portato tanta fortuna».

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