Sampdoria, Damsgaard: «Un privilegio lavorare con Ranieri»

© foto www.imagephotoagency.it

Mikkel Damsgaard, centrocampista della Sampdoria, non si nasconde: le parole del nuovo astro nascente blucerchiato

Mikkel Damsgaard, centrocampista della Sampdoria, si è raccontato ai microfoni di calcioinpillole.com. Dal rapporto con Claudio Ranieri a quello con i compagni di squadra fino alla chiamata in Nazionale.

IMPATTO POSITIVO – «Andiamoci piano. Sono passate solo poche partite. Mi fa piacere sapere che le mie prestazioni fino ad ora sono state apprezzate, ma la strada è lunga ed il calcio italiano è complicato. La Serie A è una delle leghe più difficili del mondo, ci sono tanti giocatori importanti e allenatori bravi. Ho firmato con la Sampdoria a gennaio, ma con il club ci siamo accordati affinché finissi il campionato con il Nordsjælland: un fattore importantissimo per me, perché mi ha permesso di maturare ancora. Così sono arrivato qui più pronto di quanto non lo fossi dieci mesi fa. Le differenze sono tante: chiaramente il livello è diverso, ma quello che più impressiona è la cura della tattica e dei dettagli».

COMPAGNI – «Ai miei compagni voglio dire grazie perché sono fantastici, mi hanno subito fatto sentire apprezzato. Sono tra i più giovani dello spogliatoio, ma non ricevo trattamenti speciali. O almeno non penso. Ho un buon rapporto con tutti e poi qui c’è una colonia di scandinavi: Ekdal è svedese, Askildsen e Thorsby norvegesi. Proprio Morten è uno di quelli che mi ha dedicato più tempo, è importante avere qualcuno che ti spieghi come funzionano le cose quando cambi in un solo colpo squadra, campionato e Paese».

RANIERI – «Mister Ranieri è un allenatore straordinario, che ha fatto una carriera pazzesca e ha centrato l’impresa più incredibile del calcio, vincendo la Premier League con il Leicester. Per me è eccezionale potermi allenare con lui e crescere come giocatore sentendo i suoi suggerimenti. Avendo girato moltissimo, conosce perfettamente tante lingue e si può rivolgere anche in inglese ai calciatori, trovando sempre la parola giusta per farti capire una cosa. Penso sia un privilegio lavorare con un tecnico così».

RUOLO – «Come ho detto quando sono arrivato, io sono a disposizione dell’allenatore: dove mi mette gioco. In Danimarca ho ricoperto più ruoli: ho fatto il centrocampista, il trequartista e anche l’esterno. Al momento il mister mi sta facendo giocare sulla fascia: a volte a sinistra, a piede invertito, e a volte a destra. Non ho preferenze, ma solo l’obiettivo di migliorare e giocare più che posso».

AMBIENTE – «Genova è una città davvero bella. Ogni cosa che ho visto mi è piaciuta. Peccato solo non poterla visitare liberamente: con questa situazione di emergenza, si tende giustamente a stare più tempo a casa che in giro. Ma non appena sarà possibile voglio prendermi il tempo di fare un bel giro in città. Pesto o focaccia? Devo proprio scegliere?»

THORSBY – «Quello che sta facendo Morten è straordinario. Io come lui vengo dalla Scandinavia, anche se lui abita un po’ più al nord. Dalle nostre parti è ancora più evidente rispetto ad altre zone che il clima stia mutando, non certo in meglio. Noi giovani sentiamo la responsabilità di un cambio di pensiero su questi temi, serve maggiore responsabilità da parte di tutti. Un cambiamento culturale è assolutamente necessario».

NAZIONALE – «Quando mi è arrivata la notizia sono stato felice come dopo un gol. Rappresentare il proprio paese è qualcosa che chiunque sogna fin da bambino. Si gioca a calcio con la speranza un giorno di mettere la maglia della nazionale e quando succede è assolutamente fantastico. Ho avuto la fortuna di far parte della nazionale danese under 21 e di giocarci tante volte, adesso è arrivata anche la chiamata dalla nazionale maggiore ed è il massimo a cui si possa ambire. Voglio che sia solo la prima di tante, però. Non bisogna pensare di essere arrivati, ma anzi allenarsi più duramente per confermarsi».

SOGNI – «I sogni per il momento li tengo nel cassetto. Non voglio dirli ad alta voce, però certamente voglio arrivare più in alto che posso».