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Sampdoria, Dossena: «Che gol a San Siro. Vi svelo i migliori dello Scudetto»

Francesca Faralli

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Dossena Sampdoria

Dossena ricorda il gol a San Siro e la corsa verso il primo e unico scudetto della Sampdoria: le parole a Repubblica

Beppe Dossena ricorda il gol segnato in Inter-Sampdoria che valse un pezzo del primo scudetto  blucerchiato: le dichiarazioni a Repubblica.

SCUDETTO – «Spesso sento dire che la Sampdoria è stata l’ultima provinciale a vincere lo scudetto. Ma credetemi, di provinciale quella Sampdoria non aveva nulla, né per struttura societaria, né per talento dei suoi giocatori. Ed erano anni che era ai vertici del calcio italiano e internazionale, ben prima che arrivassi io».

INTER-SAMPDORIA – «Arrivammo tranquilli. Era un gruppo abituato a giocare ad altissimi livelli, aveva vinto Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, perso un’altra fnale di Coppa Coppe a Berna con il Barcellona. Grandissima personalità derivante anche dal talento di ognuno. Quanto in campo sai che hai sempre una soluzione, giochi sereno. E noi lo sapevamo, eravamo pronti».

GOL – «Era un contropiede, facemmo un uno-due con Vialli, sul suo passaggio di ritorno tirai dal limite dell’area. E pensare che quello fu l’unico gol di quella stagione. D’altra parte, facevo il terzino sinistro».

MIGLIORI DELLO SCUDETTO – «Impossibile scegliere e non lo dico per diplomazia. Mancini, Vialli, Cerezo, Vierchowod, Mannini, Pellegrini, tutte eccellenze e gente che per velocità avrebbe potuto fare i cento metri piani».

BOSKOV – «Era uno che sapeva vivere, uno che aveva frequentato i re e i poveri. Aveva capito che se i nostri atteggiamenti lo facevano vincere poteva accettare quello che accadeva. Era un uomo molto intelligente e non si faceva condizionare dal puntiglio o dall’orgoglio».

ADDIO – «Sono andato via, dopo aver segnato due gol al Rosenborg in Coppa Campioni. Il presidente del Perugia Gaucci mi fece un contratto di sei anni, tre da giocatore e tre da allenatore. Era un mese che mi faceva la corte. Non avrei mai creato problemi a Mantovani, ma Boskov mi lasciò fuori nel derby e a quel punto orgoglioso e presuntuoso come noi calciatori sappiamo essere, decisi di andarmene».

MANTOVANI – «Era un fuoriclasse, sapeva fare il presidente, l’amico, il fratello, tutto. Nella mia carriera ho conosciuto tre fenomeni: lui, il patron del Torino Sergio Rossi e Giovanni Cragnotti, fratello di Sergio Cragnotti».

LITIGI – «Mai successo nulla di eclatante, normale routine nel bene e nel male in un gruppo simile. A far l’allenatore di una squadra così puoi fare solo danni se cerchi di importi a tutti i costi. E come dicevo prima, Boskov non commise questo errore».

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