Sampdoria, Ferrero preoccupato: «Temo la bancarotta»

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Sampdoria, Ferrero preoccupato dopo l’emergenza Coronavirus: «Potevamo essere più preparati, adesso temo la bancarotta»

Ai microfoni de La Repubblica Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, ha rilasciato un’intervista in cui esprime forti preoccupazioni per la crisi degli ultimi mesi, derivata dall’emergenza Coronavirus.

CORONAVIRUS – «Non dico che ce la dovevamo aspettare, questa roba orrenda, ma forse potevamo presentarci al virus un po’ più preparati, come individui, come società. Adesso temo la bancarotta o l’oblio».

INFANZIA«Vengo da Testaccio. Da dove del resto proviene anche Claudio Ranieri, il mio attuale tecnico alla Sampdoria. Erano tempi liberi e insieme complicati. Chi aveva dei problemi andava a rubare i portafogli sugli autobus, “annavamo a fa er quajo” come si diceva. Eravamo poverissimi, si faticava ad arrivare a fine giornata. I maglioncini duravano per generazioni. Le toppe invecchiavano sui gomiti. I valori erano traguardi veri».

LA ROMA «Sembrava nel mio destino ma poi non è successo. È vero, ho sognato di rilevare la società, ma in un giorno lontano».

VIPERETTA – «All’inizio ero Er Gatto de Testaccio – svela Ferrero – un gattaccio di strada, ovviamente, non un aristogatto, uno di quelli con gli occhi pieni di cispe e le orecchie smozzicate. Il soprannome di Viperetta arrivò più tardi. Un giorno sul set mi chiesero se avessi voluto girare un film su Pasolini, dissi di sì. Aggiunsero che ci sarebbero state anche scene di letto e uno mi toccò il fondo schiena. Al Gatto di Testaccio non si poteva fare. Gli diedi una capocciata e lui a terra mi gridò: “Sei una vipera, sei una vipera!”. Ma fu Monica Vitti la prima a chiamarmi Viperetta. Ancora ci penso. Aveva ragione, so ‘na vipera».