Sampdoria, senti il mental coach: «Senza tifosi servono altri stimoli»

gradinata cori
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Sampdoria, il mental coach, Roberto Civitarese, ha commentato l’assenza dei tifosi sugli spalti a causa dell’emergenza Coronavirus

Tra le pagine de Il Secolo XIX, il mental coach, Roberto Civitarese, ha analizzato l’assenza dei tifosi sugli spalti ai tempi dell’emergenza Coronavirus e degli obiettivi della Sampdoria di Ranieri.

ASSENZA TIFOSI – «Già mesi fa dissi che senza pubblico sarebbe venuta meno una forte leva motivazionale per i giocatori e si sarebbe dovuto provvedere preparandoli e trovando altre motivazioni. Il fatto che si vincano meno partite in casa e più fuori non dipende solo da questo ma certo ha spostato le partite molto più sul livello tecnico e meno su quello emozionale. Se fate caso una squadra come il Sassuolo, meno abituata a dipendere dal pathos dei tifosi è oggi ai vertici. Sia chiaro il pubblico non è solo il calore è quella componente che ha la responsabilità più grande dal punto di vista motivazionale».

OBIETTIVI – «Allenatori e società devono trovare leve sostitutive. Soprattutto trovare un obiettivo sfidante, cioè dare il massimo non più perché la gradinata così s’incendia ma perché il gruppo unito sta remando per un obiettivo qualificante che darà grande soddisfazione alla fine. È più dura, ma non c’è alternativa. L’obiettivo non posso certo definirlo io per la Sampdoria, magari l’Europa o il record di punti nell’era Ferrero o altro. Non può essere il minimo sindacale, la frase “pensiamo prima a salvarci” per me è un danno per tutti i club. C’è bisogno di un obiettivo sfidante, una strategia per raggiungerlo e naturalmente il lavoro pianificato».

BISOGNI – «Il calciatore sente di dover fare bene anche per il pubblico. Così facendo soddisfa uno dei quattro bisogno dell’uomo, l’importanza. Sarebbe a dire “faccio gol così il pubblico esulta”: dando gioia al tifoso, il calciatore soddisfa un suo bisogno primario di gratificazione. Ora il pubblico non c’è e quindi viene meno questa leva in casa. E nei fatti è avvantaggiato chi gioca fuori e punta più sull’organizzazione e la tecnica, senza altri condizionamenti emotivi e ambientali».