Wesley Sneijder è il sogno proibito

Sneijder
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Wesley Sneijder lascerà certamente il Galatasaray, ma l’approdo a Genova da Istanbul appare complicata: la situazione e il profilo del 10 ideale

«Nel mio sistema io non gioco con il numero 10: ritengo Sneijder una carenza fisica nel mio sistema di gioco. È meglio che vada via, perché se lui continuerà a giocare qui, la mia squadra non potrà giocare a calcio». Le parole sono di Igor Tudor, che noi tutti ricordiamo con le maglie di Juventus e Siena in Serie A, ma che da qualche giorno è il nuovo allenatore del Galatasaray. E il destinatario non è un giocatore qualunque, ma Wesley Sneijder: arrivato a Istanbul nel gennaio 2013 e con un contratto che scade nel giugno 2018, il centrocampista olandese non è riuscito a piombare più di tanto negli onori della cronaca, ma si è preso l’affetto dei tifosi turchi e il record all-time di presenze con la nazionale olandese. Ora, però, il suo futuro sembra lontano dalla Turchia e bisogna ripartire altrove: l’idea Sampdoria è pura follia. Per tanti motivi.

I CONTRO – Non sono pochi. Primo: l’ingaggio, visto che a Istanbul Sneijder ha prima guadagnato una cifra tra i 4 e i 5 milioni di euro, fino a scendere ai 3,2 previsti per questo biennio. Secondo: la concorrenza. Pare che il Los Angeles FC – franchigia pronta a entrare in MLS dalla stagione 2018 – sia pronta ad assicurarsi il giocatore, da sempre affascinato da quest’ipotesi. A quel punto, l’olandese potrebbe fermarsi per sei mesi o andare in prestito da qualche parte, ma alla Sampdoria servirebbe un trequartista in affitto, sebbene sia Sneijder? Terzo: la moglie di Sneijder, Yolanthe Sneijder-Cabau, è spesso impegnata in ospitate nei programmi turchi. Può sembrare un dettaglio da poco, ma non lo è: la storia insegna come spesso i trasferimenti han visto come protagoniste – vere o fittizie – anche le decisioni riguardanti la famiglia.

I PRO – Già il fatto di parlare di un giocatore del genere è un pro: nonostante le 33 primavere alle spalle, Sneijder rimane il prodotto di un’epoca calcistica avanzata, di un’avanguardia come l’Ajax. La sua nidiata era quella dei van der Vaart e degli Ibrahimovic: non certo gli ultimi arrivati. All’Inter – ma anche al Real e al Galatasaray, nonché con l’Olanda (sopratutto al Mondiale 2010) – Sneijder ha mostrato cosa significhi essere un “10 a tutto tondo”, capace di dettare l’ultimo passaggio, ma decidere anche la partita da solo. E immaginatelo nel modulo di Giampaolo, dove idealmente il trequartista deve sfruttare i movimenti delle due punte ad allargare il campo per l’inserimento del “10”. E se il 10 fosse lui, i gol di Wesley Sneijder diventerebbero una realtà piuttosto solida. I pro sembrano tutti positivi, il problema è che non sembrano controbilanciare i contro di questo sogno di mezza estate.

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