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Stankovic: «Le colpe vanno divise. Gli stipendi sono puntuali»

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Dejan Stankovic, tecnico della Sampdoria, ha fatto il punto della situazione in vista della lunga sosta: le dichiarazioni

Dejan Stankovic, tecnico della Sampdoria, ha fatto il punto della situazione in vista della lunga sosta. Ecco le dichiarazioni rilasciate ai microfoni de La Gazzetta dello Sport.

CARRIERA«Partirò da un presupposto: ho sempre avuto grandissimi allenatori in carriera, capaci di risvegliare dentro di me qualcosa che non pensavo di avere. Da loro ho capito che la carriera di un calciatore è bella, ma breve. Una quindicina d’anni, più o meno. Dunque non voglio vedere i miei ragazzi arrabbiati con il mondo, dobbiamo immaginare di essere a teatro. La bellezza di questa professione e la fortuna di svolgerla si percepiranno appieno solo quando loro vedranno il sipario dall’altra parte. Domandandosi magari il motivo per cui hanno perso troppo tempo dietro a cose non importanti. È lo sport più bello del mondo, sono pagati per farlo. Perché buttare energie in un altro modo?».

SCELTA GIUSTA «Assolutamente sì. Ma, prima, voglio ribadire che sono convinto tutt’oggi di avere fatto la scelta giusta venendo alla Samp. Conoscevamo tutti i problemi esistenti e ho accettato in totale consapevolezza della situazione. La pausa viene al momento giusto. Resettiamo, sperando poi di rinforzarci».

MOLLARE«Mai pensato di lasciare, non è nel mio dna. Con quelle parole volevo stimolare tutti a credere di più in se stessi. Non è possibile che dopo un episodio negativo subentri un blocco totale. Bisogna recuperare autostima, il ritiro servirà anche a questo. L’anno scorso sono andato ad Antalya con la Stella Rossa, eravamo a -5 dal Partizan. Dopo la sosta non abbiamo più perso una gara vincendo il titolo con 2 punti sulla seconda. Questa è storia».

COSA MANCA«Eravamo partiti bene a Bologna, con la Roma è arrivato il gol su rigore in avvio, poi a Cremona la squadra ha saputo soffrire e alla fine ci ha aiutato la fortuna, anche se quella devi guadagnartela. Con il Toro, due gol subìti da evitare, così l’autostima scende. Per la gara con il Lecce faccio autocritica: forse ho caricato troppo il gruppo. Non era la cosa giusta investirlo di una responsabilità così grande in una gara non decisiva per retrocedere, né per salvarsi. Pensavo di dare una scossa, vincendo saremmo andati in vacanza sereni».

NO PROMESSE«Non faccio promesse, ma so che con l’aiuto dei miei collaboratori, del presidente Lanna e del CdA riusciremo a migliorarci».

CONTESTAZIONE «Mi ascolti: a questa tifoseria do e darò sempre voto 10. Ho percepito da parte loro un sostegno profondo. Ma è giusto che dopo tanti passi falsi loro contestino e si rivolgano a noi dicendo quello che pensano. Non è un dramma. Pensiamo solo a ripartire più forti che mai».

FATICA«Le colpe vanno divise. Aggiungo che abbiamo preso gol strani, ma senza trovare mai una squadra che ci abbia davvero “sfondato”. Poi sono mancati i gol dell’attacco, ma ne abbiamo subiti alcuni strani, da palla ferma, da nostre palle perse. Soprattutto, però, non si può andare subito giù moralmente».

OBIETTIVO«Tutto vero quel che dice del mio passato. Guardi, però, che per me è un top club anche la Sampdoria, anche se in una situazione che non merita e difficile da accettare. Sappiate che per me la salvezza da raggiungere quest’anno vale quanto un titolo. Certo, ci vorrà un’energia diversa, forse non sono uno specialista in queste situazioni, ma ho già fatto click dentro di me e lo dimostrerò. Il mio scudetto sarà rimanere in Serie A».

GIOVANI«Ho puntato su quelli che stavano meglio in quel momento: da Rincon, un guerriero di 34 anni contro il Lecce, ad Amione, classe 2002, che avrà pure fatto errori normali per un giocatore della sua età, ma dopo essersi rotto il naso, non s’è fatto operare e ha giocato la gara successiva senza mascherina, piangendo dal dolore. Ha capito?».

QUOTA SALVEZZA«Forse le altre non volano, ma non possiamo restare fermi. La Samp deve sprintare a buon ritmo, magari con un po’ di affanno, ma sempre con lucidità».

RITIRO«Sono sicuro che questo ritiro piacerà a tanti, con la doppia preparazione si lavora forse più d’inverno che in estate».

INCERTEZZA SOCIETARIA«Talvolta essere diretti può far male, ma qui gli stipendi vengono pagati regolarmente, quindi non devono esistere certe preoccupazioni nei giocatori, anche se poi è normale che uno ascolti le voci. E, comunque, ho piena fiducia che la situazione societaria si risolverà».

SERBIA«Tanta roba, dobbiamo solo ringraziare di questo. Vuol dire partire al Mondiale con ragazzi che hanno una grandissima preparazione a livello tattico, fisico e l’abitudine a giocare ogni tre giorni, perché in Italia non puoi sottovalutare nessuno. Sono certo che Stojkovic abbia un bel gruppo a disposizione e che la Serbia possa essere la bella sorpresa del Mondiale. Seguirò la gara di esordio con il Brasile».

SCUDETTO«Qui non è mai finito il campionato, penso all’anno scorso: in ogni caso Spalletti sta strameritando il primato per livello di calcio e intensità. La mia non è una gufata. Una squadra top, il Napoli, a livello mondiale. Però ora stanno arrivando Milan, Juve e Inter che aspettavamo fra le protagoniste. Può succedere ancora di tutto».

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