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Torregrossa si racconta: «Sampdoria? Non è stato facile. Ecco cosa vorrei»

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Ernesto Torregrossa, attaccante della Sampdoria, ha percorso i punti salienti della sua carriera: dagli esordi al suo arrivo in blucerchiato

Ernesto Torregrossa ricorda il passato. L’attaccante della Sampdoria, intervistato dai canali ufficiali del Lumezzane, ha ripercorso la sua carriera: dagli inizi nel club lombardo fino al suo arrivo in maglia blucerchiata.

ESORDI –«Ho iniziato con il calcio, ma ho fatto anche basket per due anni. Lo sport in famiglia ce l’abbiamo nel sangue. Il calcio penso sia uno sport unico, non sempre la squadra più forte vince o i migliori riescono a farsi valere. Nel calcio stare con i compagni e provare emozioni a stare assieme, porta valori. Quando ero piccolino ero un fantasista, un numero dieci. Nel crescere in altezza ho perso un po’ di doti tecniche e coordinative. Davvero non riuscivo più a far le cose che facevo prima! Sono diventato prima punta: a 18 anni ero esterno, a Brescia con Boscaglia ero trequartista con Caracciolo davanti. Penso di essere punta centrale, adattabile a seconda punta, ma non più di tanto».

SAMPDORIA – «Passaggio dal Brescia non è stato facile, non per la Sampdoria, ma per il Brescia… dopo quattro anni, anche come capitano, non è stato facile. Alcune situazioni mi hanno portato a cambiare squadra, ma anche per la mia carriera professionale essere comprato da una squadra così importante è stata una soddisfazione. Devo recuperare, per giocare e fare dei gol. Ancora non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo e proveremo a farlo il primo possibile».

TIFOSI – «Molto difficile, e capisco quanto non sia facile rendersi conto di cosa fosse il tifo a Brescia, come ora alla Sampdoria. Un contro è giocarci contro, ma un conto è farlo nel tuo stadio con i tifosi che tifano per te. Dai social è difficile rendersi conto: pensare alla curva che “viene giù” nell’esultare… Non lo riesco a percepire, con l’assenza dei tifosi dallo stadio, non potendo andare in giro per la città. Non è facile. Speriamo che dopo l’estate i tifosi possano tornare. È difficile così, sembrano tutte amichevoli. Se non trovi gli stimoli dentro è brutto».

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